Anna Laura Bachini. Il suo "Codice a sBarre. La città delle Altre"

Un percorso di inserimento delle detenute delle Sughere nel mondo del lavoro. Questa la nuova sfida di Anna Laura Bachini. La designer livornese lancia “Codice a sBarre: La città delle Altre”. Al Festival della Creatività ne ha esposto i primi risultati.
I pannelli di benvenuto posti agli ingressi di Livorno non passano inosservati. Come non sono passate inosservate al Festival fiorentino le sue realizzazioni fatte di immagini e parole. Anna Laura Bachini è la titolare di ‘L’Altro Verso Foto-Grafiche’, azienda livornese di grafica e design. Ha esposto i suoi lavori durante il Premio Vespucci, attirando tra l’altro l’attenzione del Presidente della Regione Toscana Claudio Martini.
La sua avventura è cominciata pochi anni fa da una scommessa. Riuscire a comunicare gli aspetti migliori della labronicità. Per farlo utilizza semplicemente delle immagini della nostra città accuratamente ritoccate e alcune parole pronunciate su di essa da alcuni personaggi della letterature italiana a lei cari. Da questa estate anche Dan Fante è sui suoi pannelli. Il figlio del celebre John Fante ha composto una poesia su Livorno da offrire in un suo spettacolo per Effetto Venezia. L’ha donata ad Anna Laura per una delle sue tante realizzazioni esposte presso il suo showroom in Fortezza Vecchia.
Il percorso di Anna Laura adesso si allarga. Al Premio ha esposto alcuni lavori in cui le immagini della città labronica stampate su pannelli, borse e astucci, sono commentate da donne carcerate. Un progetto nel progetto il suo. “Codice a sBarre: La città delle Altre”, è questo il nome che ha voluto dare a questi oggetti commentati da alcune ragazze della casa circondariale delle Sughere. Nello stesso tempo ‘Codice a sBarre’ è un progetto di formazione professionale. Un laboratorio permanente che sia anche un centro di idee e di produzione. Uno spazio per il riscatto, “un vero e proprio ponte fra il mondo del carcere e il mondo esterno destinatario e poi consumatore di prodotti e di oggettistica grafica e turistica”, sottolinea la designer. Obiettivo del progetto l’assunzione, secondo i termini di legge, delle ragazze carcerate ritenute idonee.
Nelle parole con cui Anna Laura illustra la sua iniziativa, si legge tutta l’attenzione da sempre rivolta a queste ‘sorelle minori’. L’obiettivo primario, come lei afferma, è “formare professionalità specifiche da inserire in un contesto produttivo reale”. La scommessa è “provare a ricreare nelle carceri, prima con i circoli di studio e poi con il laboratorio, quello che le attuali leggi di mercato non consentono”. Arrivare alla necessaria consapevolezza dell’intero processo di creazione e progettazione di un’opera artigianale. “Cosa che la parcellizzazione dei vari processi produttivi, distribuiti ormai a livello planetario, non consente più”.
09 / 11 / 2007
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