Camere di commercio italiane all'estero: puntare sull'innovazione 
Si è tenuta dal 10 al 16 novembre la Convention Mondiale della Camere di Commercio Italiane all’estero. A Livorno, sede di questa edizione della convention, si è parlato di “Economia dei territori e globalizzazione: reti e infrastrutture per competere”. L’evento, organizzato dalla Camera di Commercio labronica e dall’ Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, ha registrato un ottimo risultato anche negli incontri ‘one to one’ promossi tra le aziende. Nelle parole di alcuni partecipanti l’agenda delle cose da fare per il prossimo futuro.
Soft economy, logistica della cultura, globalizzazione immateriale, progetti sfidanti, squadra - rete, retaggio culturale da trasformare in modello di business, italicità, capitalismo delle reti. Sono questi i concetti forti che rappresentano il filo rosso che ha percorso la XVI Convention Mondiale delle Camere di Commercio Italiane all`Estero (CCIE). Sono questi in sintesi i vettori lungo cui costruire il futuro dell’industria italiana e del nostro paese. E’ questo il programma che esce dalla Convention. E’ questo il terreno su cui convergono tutti i protagonisti di uno sviluppo che è veramente tempo di cominciare a realizzare tutti insieme.
Soddisfatto Roberto Nardi, Presidente della Camera di Commercio di Livorno, traccia un primo bilancio della Convention. "Ho notato da parte di tutti gli intervenuti soddisfazione per i buoni risultati ottenuti. Livorno e le sue risorse – ha aggiunto - sono state ritenute interessanti per quanto riguarda le opportunità di investimento: il suo territorio è costellato da tante realtà piccole ma significative, alcune delle quali eccellono sul versante dell’innovazione e della qualità dei prodotti". "Ho la netta percezione – ha concluso Nardi – che la Convention abbia contribuito a far comprendere chiaramente che una maggiore integrazione tra diversi sistemi economici è possibile ed è in larga parte avvenuta".
Globalizzazione significa prima di tutto ‘mondializzazione’ dei territori. Zone geografiche un tempo distanti anni luce, oggi si trovano ad affrontare una realtà sempre più liquida, fatta di sempre meno barriere, almeno doganali, e sempre maggiori opportunità. “Occorre accettare le sfide della globalizzazione senza perdere la nostra anima: questo sta già accadendo senza l’intervento della politica, grazie alla vitalità delle nostre imprese di qualità”. Ha detto Ermete Realacci, relazionando nella seconda sessione di incontri della convention.
I percorsi della globalizzazione sono fatti anche di formazione qualificata. Lo sa bene la Scuola Superiore Sant’Anna. In occasione della convention Riccardo Varaldo, preside dell’istituto d’eccellenza pisano, ha sottolineato: “oggi non si parla più di internazionalizzazione a distanza, ma ravvicinata: fatta di relazioni e di presenza. È poi non è più solo una globalizzazione materiale, ma anche immateriale: oggi ci chiedono di esportare cultura, scienza, ricerca”. E’ qui la sfida maggiore del Management dell’Innovazione, un management complesso a cui la Scuola Sant’Anna forma con un Master che è già alla sua diciassettesima edizione.
(FONTE: ItalianInnovation.it, Autore: Marco Bennici)
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