Ci sono troppe parole in giro. Quale senso e quale significato??? 
Autoriale e cantautoriale. Come fossero due anime del giornalismo. L’occhio di uno scrittore senza tregua che legge e rilegge e rileggendo vorrebbe dire, quasi che in quel dire ci fosse già una soluzione almeno parziale ad alcune cose. Credo che la sintesi tra queste due forme del comunicare sia estremamente difficile. Quale il centro e quale la periferia? Quale il sabato e quale la domenica? Dove il pubblico e dove il privato?
Sembra fatto di sfoghi lo spazio estremamente sottile che divide la propria vita privata da quella pubblica o pubblicamente rivelate su qualche bacheca dell’universo internettaro. Fioccano neologismi per descriversi sempre più accanitamente. E mentre tutto questo mondo cresce lo spazio della comunicazione sembra dissolversi, quasi a farci pagare un pedaggio per averne abusato in maniera inopportuna.
E’ autoriale e cantautoriale quello che sto scrivendo. Nasce dall’osservazione non so quanto acuta dello spazio circostante, fatto non solo di luoghi ma anche di tutti quei non luoghi di cui ci siamo popolati cuore e testa. Martellarsi di parole per prendere forma ed acquistare senso. Ce ne sono troppe in giro, abusate ed inutilmente stressate fino a togliere loro corpo, peso e significato. Nel giocarci se ne vuole ricavare bravura, ma siamo proprio sicuri che originariamente siamo state inventate proprio per questo?
Marco Bennici
Autore immagine: Flickr.com
19 / 06 / 2010
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