Città creative. Storia di una piccola rivoluzione in corso 
Livorno Lab: il carattere e la creatività Città creative.
Città e creatività, due parole per molti estranee tra loro almeno fino a poco tempo fa. Almeno fino a quando la cultura del ‘remix’ non ha invaso la nostre cortine neurali per aprirci gli occhi sulle mille opportunità legate alla ricombinazione di fattori. Ogni posto, ogni scena territoriale ha infatti un’anima. A generarla è un meccanismo autopeietico, un circuito di eventi che raggruppandosi nel tempo danno ad un territorio una spina dorsale solida e robusta. Attorno a questa struttura si aggrega il ‘carattere’ di una città, di una regione o di una nazione. Tutte variabili non secondarie, tutte variabili da leggere attentamente per tentare di costruire innovazione e sviluppo su ogni singolo territorio. Livorno comincia da qui, comincia dalla definizione di un carattere che ha nella labronicità sicuramente il suo principale punto di forza.
LIVORNO LAB: costruire ‘cluster’ di competenze distribuite
Potremmo parlare di ‘identità culturale’ per sintetizzare ciò che contraddistingue una qualsiasi città da tante altre. E’ allora vero che la ‘geografia non è morta’, come sembrerebbe suggerire una lettura estrema delle dinamiche della globalizzazione. Ancora oggi, infatti, le maggiori economie continuano a concentrarsi un luoghi ben precisi, basti pensare ad Austin, alla Silicon Valley ed al boom economico indo-cinese. Un importante ausilio nella lettura di queste dinamiche ce lo offre Richard Florida in un suo articolo pubblicato su ‘City & Community’ del Marzo 2003 (Cities and the creative class). Molti studiosi sottolineano da tempo che il ‘luogo’ ha un’importanza estrema per l’andamento di un’economia. Marshall rafforzava questo pensiero affermando che “le aziende si raggruppano in agglomerati per raggiungere alti livelli di efficienza produttiva”. Tradotto in termini economici si tratta di lavorare per ottenere economie di scala e per abbattere i costi di transazione. Il vantaggio competitivo realizzato in molte ‘zone felici’ è proprio legato ad un mix sapiente e pragmatico di questi due fattori. L’architettura di un cluster si costruisce, però, a cominciare da una mappatura delle competenze presenti in un luogo, segmentando adeguatamente la catena del valore delle filiere produttive preseti e lavorando sulla creazione di nuove competenze che possano aggiungere valore ai comparti industriali già sviluppati. E’ sulla base di questi elementi che le aziende tendono a raggrupparsi insieme, costituendo ‘distretti industriali’ in cui le economie di scala e l’abbattimento dei costi di transazione sono una delle immediate conseguenze e il loro vero pane quotidiano.
LIVORNO LAB: le persone, la vera risorsa di un territorio
“La questione non è se le imprese tendono ad agglomerarsi insieme, ma perché”. L’affermazione lapidaria di Richard Florida sembra non lasciare spazio a dubbi. Date certe circostanze, le imprese trovano conveniente ‘agglomerarsi’ in certe zone piuttosto che in altre. Il punto è capire in presenza di quali elementi le aziende si sentono attratte da un certo territorio. Molte ovviamente le opinioni in proposito. Tutte possono essere ridotte ad un ‘minino comun denominatore’. Le aziende infatti tendono a concentrarsi in una certa regione per acquisire il vantaggio competitivo generato dalla presenza di persone talentuose in grado di innovare e quindi di far avanzare la loro crescita economica. Negli ultimi dieci anni si è fatta avanti una nuova concezione dello sviluppo economico locale. Tradizionalmente la fortuna di un territorio è stata sempre ricondotta alla presenza di infrastrutture efficienti ed alla disponibilità di risorse naturali. La ‘human capital theory’ aggiunge però un elemento non trascurabile alla ricetta per lo sviluppo. A fare la differenza nel progresso economico territoriale, infatti, sarebbero le persone. Secondo questo postulato la chiave di volta per lo sviluppo locale risiederebbe non tanto nella riduzione dei costi per le imprese, quanto nella presenza di persone produttive ed adeguatamente formate.
LIVORNO LAB: SCEGLIERE FORME DI DESIGN DELL’ESPERIENZA
Persone creative, forza trainante dello sviluppo economico locale. Questa in sintesi la ‘summa’della ‘teoria del capitale umano’. Ma quali sono le ragioni che spingono queste persone a ‘clusterizzarsi’ in certe zone piuttosto che in altre? Quale la motivazione che le spinge a scegliere certe città rispetto ad altre? Le ragioni alla base del movimento dei ‘talenti’ sono state a lungo trascurate dagli economisti, concentrandosi i loro studi piuttosto sulle motivazioni che spingono le imprese a scegliere dove mettere casa. Secondo Florida, le ragioni alla base di questa scelta sono sia di carattere economico che di stile di vita. Una seria di ricerche statistiche conferma il dato: le persone talentuose preferiscono posti che siano allo stesso tempo inclusivi ed originali. Sulla base di queste considerazioni Florida arriva a formulare una sua teoria in base alla quale le persone creative preferiscono scegliere come luogo di lavoro e residenza posti altamente innovativi, originali e tolleranti. Nell’attrarre queste persone ci sono quindi molteplici fattori da prendere in considerazione. Da non trascurare tra questi il concetto di design, da prendere assumere nella sua accezione più ampia. Prototipare forme di esperienza, è questa la sfida aperta di fronte agli attori pubblici che vogliano decidersi per un futuro dove la creatività e lo sviluppo non giochino solo un ruolo di secondo piano.
LIVORNO LAB: CREARE NUOVE FORME PIENE DI SIGNIFICATO
Una nuova classe sarebbe pronta a prendere le redini della ‘Internet society’. La ‘teoria del capitale creativo’ sostiene questo. I membri della classe creativa sono pronti a ‘sporcarsi le mani’ solo in lavori la cui funzione sia quella di creare ‘nuove forme’ piene di significato. Al suo interno si riuniscono scienziati ed ingegneri, professori universitari, poeti e narratori, artisti, intrattenitori, attori, designer, architetti, scrittori, editori, esponenti del mondo della cultura, analisti e opinion-makers. Una segmentazione trasversale che sembra avere come unico fattore comune quello dell’appartenenza ad una medesima vision, quella che vede i risultati del lavoro svolto immediatamente proiettati verso il futuro. La caratteristica di questa classe di iper-creativi è di produrre forme e concetti di design immediatamente trasferibili e velocemente utilizzabili. E’ la strategia che sta dietro a molti prodotti che possano essere velocemente sviluppati, venduti ed usati, oppure a teorie e strategie che possano essere applicate in molti casi, oppure alla composizione di musica che possa essere eseguita più volte. Appartengono a questa nuova classe molti creativi professionali, specializzati nel problem-solving creativo ed operanti nei vari settori della nostra economia digitale. Per diventare dei ‘creativi professionali’ occorre un alto livello di educazione formale e un alto livello di capitale umano. Le soluzioni elaborate da queste figure sono spesso estremamente innovative, scontando a volte il fatto di avere poco a che fare con il core business dell’azienda all’interno della quale lavorano. Il loro è comunque un apporto ad alto potenziale, i cui frutti potranno essere applicati eventualmente ad altri settori industriali.
LIVORNO LAB: tecnologia, talento, tolleranza
Le 3 T dell’innovazione La nuova geografia della creatività si nutre di una serie di trend ben precisi. I creativi tendono a spostarsi da posti di lavoro tradizionali verso nuovi ‘centri creativi’. Questi centri nel tempo si profileranno sempre più come i vincitori della nostra era, caratterizzandosi non solo per l’alta concentrazione di creativi, ma anche per la forme originali di innovazioni che da qui usciranno. Questi centri non dovranno pagare pegno ai tradizionali asset attorno a cui si è sviluppata nel tempo l’industria di vecchio stampo, intendendo in questo senso l’accesso alle risorse naturali e alle infrastrutture di trasporto. La persone creative sceglieranno questi centri non per ragioni tradizionali, ma principalmente perché vogliano fare esperienze di alta qualità, vogliono godere degli stimoli derivanti dalla presenza di diversità di vario tipo, ma soprattutto perché sanno che in quei centri potranno accreditarsi sempre più come persone creative. La nuova economia della creatività ha nelle 3 T le ragioni del suo successo. Tecnologia, talento, tolleranza. Sono queste le parole chiave per riuscire a creare una nuova classe creativa che sia di stimolo per l’innovazione e lo sviluppo di un territorio. Tolleranza significa apertura e inclusione sociale verso la varie forme di vita, razza ed etnia. Il talento può essere misurato in base al grado di studio conseguito. La tecnologia è il risultato sia dell’innovazione sia della concentrazione di imprese high-tech nella regione. La teoria del ‘capitale creativo’ di Richard Florida coniuga insieme questi 3 elementi per dare una spiegazione del perché certe regioni siano riuscite ad affermarsi come leader nel mercato globale dell’innovazione.
LIVORNO LAB: I VANTAGGI DI UN TERRITORIO APERTO ALLA DIVERSITA'
A lungo gli economisti hanno insistito sull’importanza della diversità come fattore migliorativo delle performance economiche di un territorio. Tradizionalmente però si è pensato alla diversità intesa in termini di industrie e di settori produttivi. Solo con Jacobs si è cominciato a pensare alla diversità tanto in termini di industrie quanto in termini di persone. Secondo Jacobs, “le grandi città sono luoghi in cui le persone con ogni tipo di background sono benvenute, in esse possono trasformare le loro energie e idee in innovazione e benessere”. La questione interessante da affrontare è se vivere in un ambiente aperto e differente rispetto al proprio aiuti le persone talentuose più produttive. Sicuramente le regioni che non presentano barriere all’entrata per l’arrivo di nuove persone riescono ad avvantaggiarsi di un differenziale di creatività derivante dall’aver attirato persone creative con ogni sorta di background. Sono proprio questi i soggetti che possono dare una spinta decisiva all’innovazione di un territorio. Secondo Richard Florida sono 3 gli indici da prendere in considerazione nell’affrontare il tema della diversità intesa come fattore facilitante l’innovazione. Li chiama Meltin Pot Index, Gay Index e Bohemian Index. A fare la differenza sarebbero gli ultimi due. Le ricerche condotte da Florida tendono a dimostrare che la presenza di persone omosessuali e di creativi di vario genere, scrittori, musicisti, designer, attori, pittori e così via, si traduce in un vantaggio immediato in termini di innovazione e di creatività e quindi di benessere per il territorio in cui questi soggetti si trovano ad operare.
LIVORNO LAB: LE NUOVE PIATTAFORME DELLA CREATIVITA’
Le teorie coinvolte nella riflessione sullo sviluppo locale sono tre. La teoria del capitale sociale, quella del capitale umano e quella del capitale creativo. Sottoposte ad analisi danno risultati diversi per quanto riguarda lo sviluppo locale. Robert Clushing dell’Università del Texas è arrivato alla conclusione che solo la teoria del capitale umano e quella del capitale creativo riescono a dare effettivamente conto dello sviluppo locale. Nonostante ciò queste due teorie sembrano muoversi in direzioni opposte. Le comunità creative sono centri in cui predomina la diversità, l’innovazione e la crescita economica, mentre le comunità che basano il loro sviluppo sul capitale sociale non ottengono le medesime performance. Il tentativo che stiamo facendo di applicarle alla città di Livorno consente di formulare una serie di considerazioni. In particolare tra esse vale la pena di considerare le conclusioni a cui giunge la teoria del capitale creativo. Le aziende, come accennato, tendono ad agglomerarsi là dove ci sono le competenze. Situazioni di arretratezza industriale possono essere contrastate solo innescando un ciclo virtuoso di creazione continua di saperi, i quali dovranno essere il più possibile allineate rispetto alla vocazione industriale propria di un territorio. Una volta letta la vocazione propria di un territorio è necessario chiedersi di quali competenze si nutre l’innovazione in quel settore. E’ poi necessario verificare quanto si stia facendo per attrarre quei saperi e quanto le attività formative presenti sul territorio, dalle scuole professionali alle università, stiano facendo per consentire un apprendimento costante e permanente a supporto di quelle professioni. La creatività può essere in qualche maniera ‘ingegnerizzata’. Ci sono situazioni in cui essa si dà ed altre in cui ciò non avviene. I tre assi portanti per consentire ad un territorio di essere creativo sono quelli della tecnologia, della tolleranza e del talento nella visione di Florida. La tecnologia garantisce sempre un valore aggiunto. Anche nel territorio a predominante vocazione turistica o dei servizi non sono da trascurare i vantaggi provenienti da ‘iniezioni di tecnologia’. Il valore aggiunto assicurato ad esempio da servizi innovativi a base tecnologica possono fare veramente la differenza nella competizione del mercato turistico nazionale ed internazionale. La tolleranza è intesa come apertura verso le diversità, quindi verso il sapere proveniente da altre culture e da altre esperienze. Questo sapere può tradursi in valore economico se adeguatamente incanalato e valorizzato. Il talento è in parte innato e in parte acquisito. Clusterizzare significa raggruppare soggetti e competenze attorno ad un territorio che ha ben chiara la propria missione. Significa anche formare continuamente nuove competenze che siano la combinazione di altre competenze, di quelle già presenti e di quelle innovative da creare. E' questo uno degli ingredienti necessari per consentire ad un territorio di fare uno scatto in avanti.
LIVORNO LAB: NAUTICA, LOGISTICA E TURISMO PER UNA ‘LIVORNO DA FARE’
Le linee guida fornite da Richard Florida riguardo alle ‘città creative’ possono essere opportunamente declinate sulla realtà di Livorno. Questo l’obiettivo che ci siamo dati con questa serie di articoli. In sintesi Florida sposa la ‘teoria del capitale creativo’, in base alla quale le persone talentuose tendono a scegliere come residenza posti ricchi di stimoli in termini di ‘life style’, dove poter essere riconosciute effettivamente in quanto persone creative. Tecnologia, tolleranza e talento, sono i 3 assi attorno a cui tentare di ‘ingegnerizzare’ innovazione e creatività. Il punto di partenza è innanzitutto la mission che un territorio si vuole dare. Nel caso livornese è chiaro da quanto successo negli ultimi anni che i settori su cui si sta puntando sono quelli della nautica, della logistica e del turismo. Tre settori estremamente interrelati tra di loro, con ottime possibilità di sfruttare le economie di scala che da questa interrelazione possono conseguire. Per nautica si intende la nautica da diporto. Il settore della costruzione di grosse imbarcazioni per uso privato ha toccato recentemente punte di interesse un tempo impensabili. Il vantaggio principale della nostra industria della nautica del lusso è quello di saper coniugare insieme tecnologia e life style italiano, rendendo appetibili le creazioni nostrane soprattutto all’estero. La logistica viene intesa prettamente in termini operativi. Con questo termine si fa riferimento alla costruzione di politiche per la logistica, quindi politiche dell’intermodalità e della fluidità dei trasporti per aria, su strada e per mare. C’è però anche l’industria della logistica da considerare. E’ quella dedita alla produzione di apparecchiature elettroniche per il georeferenziamento, la gestione dei flussi e il booking. Un settore altamente high-tech che potrebbe beneficiare, nel caso livornese, della presenza sullo stesso territorio di produttori ed operatori logistici. Il turismo è settore ben noto a tutti. In questo campo la città di Livorno e l’intera provincia si stanno attrezzando per aumentare l’offerta di servizi, strutture ed eventi da proporre al mercato turistico nazionale. Anche in questo caso converrebbe considerare il valore aggiunto che potrebbe derivare a tale settore dalla presenza in loco di industrie high-tech che operano a vario titolo lungo la catena del valore dell’industria turistica. Le possibilità di sfruttamento di tecnologia nel campo turistico sono moltissime, andando dalla gestione delle prenotazioni, alla personalizzazione del soggiorno, allo sviluppo di supporti per l’entertainment dei turisti. Per quanto riguarda il turismo ci sono alcune considerazioni in più da fare. Considerato il talento artistico a disposizione di molti livornesi, varrebbe la pena di non trascurare le opportunità derivanti dalla creazione di piattaforme di file sharing di contenuti di questo tipo. Musicisti, attori, pittori, scrittori che tengono molto spesso in ‘cantina’ le loro creazioni potrebbero attraverso esse dare una nota di colore in più alla provincia labronica, lavorando nello stesso tempo, oltre che sulla promozione dei loro ‘manufatti’, anche ad un marketing territoriale veramente condiviso. Livorno può benissimo diventare una ‘città degli eventi’. Un posto di alta fruizione culturale ed artistica, dove poter beneficiare di un ‘clima’ ricco di idee, spunti ed ispirazioni. Nautica e industria della logistica potrebbero sfruttare una medesima piattaforma di aziende sub-fornitrici delle componenti di microelettronica necessarie alla produzione degli apparecchi finiti. Dalla stessa piattaforma potrebbero approvvigionarsi anche le aziende operanti nell’high-tech del turismo facendo economie di scala ed abbattendo i costi di transazione. Un distretto industriale ad alta tecnologia a servizio di nautica, logistica e turismo. Una piattaforma integrata di competenze e produzioni ad alto valore aggiunto operanti nel campo della sub-fornitura e dell’assemblaggio finale. Una rete di servizi per il turismo e l’intrattenimento. Un sistema di servizi via web per la diffusione della cultura artistica labronica. Un’offerta formativa che in parte si sta già adeguando a queste nuove sfide ed in futuro sarà chiamato a farlo sempre più sviluppando nuove forme di raccordo con l’Università di Pisa. Questo potrebbe essere il tessuto produttivo livornese da qui a dieci anni. Questo potrebbe essere l’humus culturale di una città che sa di mare e che vive simbioticamente con esso. Le condizioni ci sono tutte, le ricette di management per arrivarci pure. Occorrerebbe un forte convincimento della politica locale e delle istituzioni regionali ovviamente. Occorrerebbe anche il coraggio un po’ sfrontato di qualche imprenditore che sappia trarre spunto da quanto hanno già fatto coloro che negli ultimi anni hanno deciso di investire a Livorno. La convinzione è che se, questa sarà la vera vocazione del territorio labronico, ad essa in qualche modo si arriverà.
26 settembre 2007
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