Cosa c’è di meglio di un caffè? Gli italiani e lo strano vizio della tazzina 
Caffè. Odore. Riflesso. Ricordo. Dietro un’abitudine tipicamente italiana si nascondono vizi e virtù del nostro paese. Viene a mente una vignetta vista qualche tempo fa. La scena la stessa, diversa la bandiera. Una riunione di lavoro in una qualsiasi città europea. Ai partecipanti viene chiesto se desiderano un caffè. Rispondono tutti di ‘sì’. Scena 2. La stessa riunione in Italia. La risposta diventa fantasiosa come le maschere di carnevale. Macchiato, macchiato freddo, macchiato caldo, in tazza calda, in tazza grande, al vetro, corretto, senza zucchero, con zucchero di canna, etc.
Il caffè è ben più che un fenomeno culturale. È un riflesso, lo specchio di come siamo. Vizi e virtù, appunto. Estremo tentativo di ospitalità e di personalizzazione allo stesso tempo. L’aroma richiama un clima cordiale in cui discutere e confrontarsi in amicizia. Tutte le varianti possibili sembrano quasi voler sottolineare invece la difficile arte di stare tutti nello stesso paio di scarpe o di ‘stivali’.
Nelle canzoni se ne è parlato qua e là. Molte le canzoni napoletane che lo richiamano. Viene a mente pure De Andrè, Celentano e Battiato. Si cita sostanzialmente come un marchio. Come un elemento di riconoscimento di una tradizione italiana conosciuta ampiamente in tutto il mondo.
Dietro gli ordini declinati al plurale nella vignetta si nasconde comunque in vizio tutto nostrano. Non riuscire quasi mai a mettersi d’accordo, dando per difficili le cose più scontate. Fantasia, creatività e nello stesso tempo caos e disordine. Gli estremi opposti che riescono mai ad incontrarsi. Intanto bevo un caffè, simbolo che incarna al meglio l’attimo presente, domani si vedrà. Una tradizione insomma, a cui erano legate tante altre tradizioni.
Una in particolare fa riflettere. A Napoli si pagavano sempre due caffè, uno era quello che si stava bevendo. L’altro era per chi veniva dopo, magari non potendoselo pagare di tasca propria. Oggi si è un po’ persa questa usanza. Come la progettualità d’altronde. Come la capacità di scrivere in anticipo il futuro. Dai napoletani che pagavano in anticipo il caffè successivo, abbiamo da imparare veramente tanto. Beviamo pure questo caffè, torniamo anche a pagarne uno per tutti coloro che vorranno berne un altro.
(Autore immagine: Flickr caffè - Authorization Licensed)
17 / 03 / 2008
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