Da 'La Prima Cosa Bella' di Virzì un messaggio vero per l'Italia e la sua politica
E’ arrivata ieri l’altro la notizia che ‘La prima cosa bella’ non proseguirà nella sua corsa per l’Oscar. Da buon livornese, io avrei preferito diversamente, ma non mi sembra nemmeno opportuno stare a polemizzare su questa decisione. C’è semmai da dire che il film si meritava davvero di gareggiare come migliore pellicola straniera. Non si può tuttavia negare a Paolo Virzì un grande merito. Quello di essere riuscito a far parlare la parte più vera e semplice del paese. Di fronte alle ultime di cronaca di questi giorni ed al clima di tensione che si respira, la storia che il regista ha messo in scena diventa ancora più bella.
La provincia che racconta Virzi non è un territorio qualsiasi. E’ un luogo della memoria ed è allo stesso tempo il cuore pulsante di un’Italia che sembra non volersi proprio rassegnare a qualunque forma di volgarità o di annichilimento che le possano pendere addosso. Virzi racconta l’Italia che resiste e che esiste anche sotto forma di tutti quei personaggi che appaiono nel suo film come protagonisti di tante storie vere. Ed i nostri politici dovrebbero imparare a rispettarle maggiormente. Invece, paradossalmente, è la stessa politica ad essere diventata di celluloide. Ed in questa confusione di ruoli non sappiamo più quale sia la finzione e quale sia la realtà. Allora almeno per poco teniamoci la finzione del film buona da un lato, perché la realtà nazionale in questo momento è quanto di più assurdo ci poteva succedere.
Se fosse la voce di un dizionario retorico della politica italiana, la voce ‘Virzì’ sarebbe il migliore epilogo possibile in questo momento. Perché ci farebbe uscire dalla sala cinematografica con un bellissimo sorriso stampato sulla faccia. Le emozioni, quelle non te le può fregare nessuno. Né ‘draghi’, né politici, né datori di lavoro, né sindacalisti. Virzì nel suo ultimo film ha raccontato proprio questa Italia, quella che è capace di sorridere nonostante tutto, anche in fondo ad una delle malattie più brutte che possa esistere. Viene da una città dalla scorza dura, a volte difficile da portare, ma comunque assolutamente sincera e verace. L’ha raccontata ad un’Italia che ancora non sa di quale entità saranno le ferite della Seconda Repubblica, della infinita transizione democratica, del berlusconismo e del post-berlusconismo. Ma la città da cui viene porta nel sangue la salsedine del suo mare ed il sale lentamente riesce a curare anche le ferite peggiori.
21 / 01 / 2011
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