DEDICATO A PAOLO VIRZI’. “LA PRIMA COSA BELLA” E’ SAPER TORNARE A FARE FESTA

A Livorno si respira un’aria eccezionale in questi giorni. Un clima di festa. Natale è alle spalle, ma quella strana euforia che caratterizza il mese di dicembre non sembra ancora essersi esaurita. Esce nelle sale venerdì un film che tutta la città sta aspettando un maniera corale, quasi fosse il primo segnale di una rinascita. I livornesi peraltro festaioli lo sono davvero per carattere. Amano stare bene si sa, ma con la gioia di condividerne con tanti altri il piacere. Paolo Virzì è il pittore di un grande quadro affrescato che rappresenta tutte queste cose su cui tutti dovremmo interrogarci per poter tornare tutti insieme a recitare come protagonisti sulla scena di un territorio che ha veramente tante carte da spendere.
Per professione mi occupo di progetti sulla creatività, l’innovazione e mi diletto anche nella comunicazione e nel giornalismo. Per passione scrivo canzoni e me le canto pure. Mi affascina il dialogo tra anime diverse e la contaminazione tra linguaggi. Tante cose insomma. E sono riuscito a fare pace con questa mia identità plurima solo recentemente e solo facendo un bagno nel fiume purificante della fantasia labronica. Quando lessi del casting di “La prima cosa bella” sono stato a lungo incerto se prendervi parte. “Troppo goffo davanti alla telecamera”, mi dissi e così me ne sono rimasto in disparte senza però rinunciare a partecipare emotivamente alla bella stagione delle riprese del film che hanno visto Livorno protagonista assoluta con la sua bella gente.
Il mio bagno purificatore è avvenuto cercando e trovando il dialogo con tante anime di questa città. I ragazzi di Cisternino 2020, quelli delle scuole, alcuni creativi pazzeschi che popolano la sua linea d’orizzonte. Grazie a loro ed a tante altre persone che vivono il territorio come matrice identitaria irrinunciabile ho capito cosa significa il senso di appartenenza ad esso. Resta ancora un mistero per me capire fino in fondo cosa significhi la labronicità. E’ un percorso di ricerca in cui per come posso mi sto impegnando. In silenzio e nel profondo ho cercato di leggere alcuni passaggi della vita labronica, provando a decriptare alcune cose per non lasciare questa pellicola e tutto ciò che rappresenta allontanarsi troppo dal percorso intrapreso.
Siamo forti e deboli allo stesso tempo. Poetici ed incazzati. Lineari e contraddittori. Non è facile definirci. E non è giusto nemmeno farlo. Tutti nati sotto il segno dei Gemelli, in una primavera lontana qualche centinaio di anni. L’affresco si complica, ma nella sua epicità vale la pena provare a dipingerlo e per farlo ci vuole un cuore grande, davvero grande. A Paolo Virzì il merito di averci provato ed un grazie per averlo fatto. Adesso cresce l’attesa di vedere come si veda la nostra città al cinema. Non mi interessano le critiche del dopo film, mi interessa solo questa vigilia che trovo bella ed irresistibile allo stesso tempo. Così come bella e irresistibile mi appare Livorno dopo averci fatto pace. E’ questo lo spazio per essere protagonisti, è questo infinito cerchio di speranze ed emozioni che da domani dovremmo saper tradurre in soluzioni concrete, per tutti. Parlo a titolo personale prima di tutto. Ma parlo anche assumendomi la responsabilità di tradurre in concetti almeno una parte delle emozioni che stanno già trapelando da tutto quanto si è cominciato a dire sul film.
Vorremmo tornare tutti protagonisti della città che viviamo e delle emozioni che ne esprimono al meglio il carattere. Tutti protagonisti di un linguaggio che vorremmo fosse quanto più corale possibile, cercando di tornare protagonisti di un Paese che non può essere solo Rosarno. Tutti protagonisti di un Paese in cui tornare anche a saper fare festa, come ci insegna a tutti Paolo Virzì con il suo film. Sicuri di una cosa: che queste infinita speranza e voglia di andare oltre è veramente “la prima cosa bella” che abbiamo avuto dalla vita.
13 / 01 / 2010
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