Domenica e lunedì il voto per le Regionali. Si chiude la prima campagna elettorale senza televisione 
Sta per chiudersi la prima campagna elettorale senza televisione d’Italia. Continuerà probabilmente con vari colpi di coda anche sabato e forse persino domenica, quando invece il ‘silenzio elettorale’ prescriverebbe di non poter lanciare nuovi richiami al voto. E’ stata indubbiamente una campagna muta in cui le ‘Tribune Elettorali’ sono state l’unico canale mediatico regolato all’interno del quale consentire agli elettori di formarsi un libero convincimento sullo schieramento da votare. L’unico oltre i TG. Arriva dalla Agcom, infatti, la decisione di sanzionare con 100 000 euro di multa sia il TG1 che il TG5 per non aver rispettato un’equità nello spazio dato al PDL.
I cittadini arriveranno domenica a prendere la scheda elettorale in mano senza una chiara idea dei programmi di coloro che con un simbolo chiedono loro di avere il consenso. La mancanza di questa informazione basilare non poteva essere certo data solo dai talk show, ma l’assenza di questi programmi di approfondimento si è portata dietro come conseguenze una serie di fattori importanti. Primo tra tutti quel sano pungolo ad andare ad informarsi, tenendo la mente attiva ed aggiornata sulle questioni politiche. Quello che abbiamo visto invece è un dibattito sterile e dannoso sui regolamenti RAI per la Par Condicio, sugli effetti dei ritardi nella consegna delle liste elettorali, sui ricorsi e controricorsi per fare ammettere le liste escluse dalla tenzone per le Regionali. E nuovamente questo vecchio inqualificabile gioco di ciascuno degli schieramenti politici di dare addosso agli altri. Una eterna telenovela che è in grado produrre solo un dato quasi certo, quello dell’astensionismo.
Dal Paladozza di Bologna ieri Santoro si è ripreso uno spazio. Mentre continuiamo a leggere sui giornali le intercettazioni che raccontano di come da novembre il nostro stesso premier abbia cercato di mettere a tacere lo stesso Santoro e la sua trasmissione, da Bologna ieri sera abbiamo assistito ad una rivincita di quella parte di televisione non gradita a Berlusconi, constatando per l’ennesima volta che in Italia esiste un clima che non fa bene a nessuno. Credo che queste elezioni, almeno per la percezione che ne posso avere personalmente come persona interessata ai fatti di cronaca politica, abbiano totalizzato il minimo di attenzione politica mai registrato nella storia della nostra Italia democratica. Ripeto, non solo per la mancanza sugli schermi dei talk show, quanto per il fatto che nell’ultimo mese l’attenzione anche dei giornali e dell’informazione in genere si è concentrata su tutta una serie di fatti collaterali al dibattito politico sui contenuti, unico elemento che dovrebbe guidare nella scelta.
Ancora una volta in occasione delle manifestazioni organizzate da PD e PDL i numeri sono tornati elastici, quasi che la matematica fosse uno scherzo. E’ bruttissimo in un paese civile vedere uno schieramento che insulta l’altro quasi gratuitamente. E viceversa. Spettacolo inqualificabile, ma è stato l’unico che i nostri politici sono stati in grado di fornirci per più di un mese. I toni più esasperati sono stati quelli della stessa maggioranza di governo che ha nuovamente gridato al complotto. L’opposizione non ha saputo fare di meglio, facendosi strascinare in un gioco al rialzo che non serve a nessuno, almeno parlando dal punto di vista dei cittadini. Adesso si andrà a votare o ci si asterrà dal farlo. Poi lunedì sera si accenderà il pallottoliere della conta dei voti. E comincerà il gioco della bandierine. Poi se ne trarranno tutte le considerazioni del caso su vinti e vincitori. Martedì l’Italia sarà la solita, affossata in questo pressapochismo che i nostri politici non sanno proprio come riuscire a superare.
26 / 03 / 2010
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