Il consumatore con il megafono. Dall’economia della scarsità a quella dell’abbondanza 
Dalla scarsità all’abbondnza. E’ questo uno dei driver principali dell’economia contempranea. Soprattutto nel mercato digitale, quello in cui i costi per la replicazione del prodotto sono uguali a zero. Una volta prodotto il master originale, tutte le copie successive sono un’immagine identica del primo. In questi condizioni, come sottolinea Christian Anderson, la coda si allunga. “Il futuro dell'economia è vendere una minor quantità di un maggior numero di beni”.
Nel sottotitolo del suo “The Long Tail” ci sono tutti i punti di questa sua piattaforma programmatica. Internet ha scardinato i modelli economici del passato. Sta costringendo tutte le industrie, a cominciare dai media, a ripensare se stesse. Con un effetto che sta trasformando la società digitale.
“L'economia classica - osserva Anderson - è basata sul concetto di scarsità. Da essa tradizionalmente dipende il meccanismo dei prezzi, la definizione del mercato come luogo definito dai vincoli geografici, l'idea che il successo stia nel riuscire a disporre dei 20 prodotti che soddisfano l'80 per cento degli utenti”. “Bene”, dice Chris, “scordatevelo. Tutto questo appartiene al ventesimo secolo. Si è aperta l'epoca dell'economia dell'abbondanza, in cui i prodotti di massa sono destinati a contare sempre di meno, a beneficio delle nicchie. Un sistema in cui il passaparola vale più degli spot televisivi”.
Nelle condizioni in cui gli sbocchi di mercato di ampliano esponenzialmente grazie all’infrastruttura del web è facile per chiunque abbia un prodotto di successo raggiungere il proprio pubblico target senza investire in marketing e comunicazione. Ci sono tutte le condzioni, insomma, perchè un prodotto riesca a vendersi da sè. E’ la magia del passaparola. L’abbondanza dell’offerta è ovviamente incoraggiata da questo tipo di meccanismo.
“Viviamo in un'epoca in cui ogni consumatore ha un megafono. Molti lo stanno usando. E le aziende farebbero meglio ad ascoltare”. Il megafono a cui allude Arderson è quello del marketing virale, del passaparola. E’ la rete il motore stesso del passaparola. Il costo da sostenere è sulla qualità. Ogni attore del mercato globale è virtualmente in grado di ritagliarsi la propria nicchia di consumatori. L’invesitmento da fare è su questo primo nucleo di 'aficionados'. A partire dal loro gradimento si potrà essere in grado di conquistare altri utenti collegati tra loro in base a keyword e tag.
La rivlluzione, dice Anderson, tocca anche il mondo del giornalismo. Google ha coniato i link come indice della fiducia verso i contenuti di un certo sito web. "Molti blog, da Instapundit a Daily Kos, da Boing Boing a Scobleizer nelle materie di cui si occupano sono già più autorevoli di numerosi mass-media generalisti. Nell'economia disintermediata, il passaparola della conversazione tra utenti conta più dell'informazione istituzionale e del marketing".
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