Il Large Hadron Collider alla ricerca del bosone di Higgs. Dalla blogosfera molti timori infondati per la fine del mondo 
Gli scienziati coinvolti nello storico esperimento del "Big Bang" che inizierà in settimana sperano che il tutto si trasformi in una grossa sorpresa sull'universo e le sue origini, ma respingono fermamente l'idea che possa portare alla fine del mondo. Robert Aymar, fisico francese che presiede il centro di ricerca del Cern, ha previsto che le scoperte che emergeranno dal progetto da 6,4 miliardi di euro porteranno grossi vantaggi alla società.
"Se qualcosa di quello che ci aspettiamo di trovare non ci sarà e se le cose non andranno come previsto, sarà ancora più stimoltante perché significa che abbiamo capito meno di quello che pensavamo sulla natura", ha detto il fisico britannico Brian Cox. "Quello che mi piacerebbe vedere è l'inaspettato", ha detto Gerardus t'Hooft dell'Università del Michigan. Forse, ha suggerito, la macchina Large Hardron Collider (Lhc) al cuore dell'esperimento "ci mostrerà cose che non pensavamo esistessero".
Nel progetto che partirà mercoledì, gli scienziati hanno in programma di schiacciare insieme delle particelle per avvicinarsi alla velocità della luce all'interno del Large Hadron Collider e creare multiple mini-versioni del primordiale Big Bang. I cosmologi sostengono che quell'esplosione di un oggetto delle dimensioni di una piccola moneta sia avvenuta circa 13,7 miliardi di anni fa e abbia portato alla formazione di stelle, pianeti e anche la vita sulla terra.
Un obiettivo chiave dell'esperimento del Cern è trovare l'"Higgs boson", dal nome dalla scienziato scozzese Peter Higgs che nel 1964 ha individuato la particella come quella che ha reso possibile l'universo.
Il Cern, centro europeo per la ricerca nucleare, spiega che i suoi ricercatori chiave -- e altri impiegati -- sono stati inondati da e-mail con i timori sull'esperimento. Ci sono paure che possa creare "buchi neri" in grado di risucchiare il Cern, l'Europa e l'intero pianeta, o che aprirà la strada a esseri di altri universi che possano invadere la terra. Gli scienziati respingono prospettive del genere. "L'Lhc ci consentirà di studiare nel dettagli quello che la natura sta facendo intorno a noi", spiega Aymar, che guida il Cern da cinque anni.
"La macchina è sicura e qualsiasi suggerimento che possa essere un rischio è pura fiction". Intanto il web continua ad essere pieno di blog che annunciano la catastrofe e e milioni di persone sono veramente terrorizzate. Pochi sanno che i raggi cosmici raggiungono energie un milione di volte quelle di Lhc, che i calcoli di fisici illustri come John Ellis escludono l’ipotesi buco nero, che un esperimento simile si è già fatto al Laboratorio di Brookhaven negli Stati Uniti e la Terra sopravvive.
La paura della fine del mondo è comunque sempre in agguato, i profeti di sventure non sono mai mancati e neppure gli ingenui che abboccano. La scienza stessa oggi fatica a distinguersi dalla pseudoscienza e, con l’aiuto di un giornalismo superficiale, si moltiplicano le catastrofi ipotizzabili sulla base di dati mal compresi.
Il terrore per l’Anno Mille è una invenzione dei posteri: all’epoca nessuno sapeva in quale anno si vivesse. Molti altri allarmi però sono storicamente documentati: ce ne furono più di cento a cominciare da quello che lanciò nel 992 Bernardo di Turingia. Una caratteristica delle Cassandre è la precisione con cui l’apocalisse viene prevista. Il matematico tedesco Michael Stifel l’annunciò per le 8 di mattina del 18 ottobre 1533, il fanatico religioso William Bell puntò sul 5 aprile 1761. Il primo rischiò il linciaggio, il secondo finì in manicomio. Per fortuna oggi c’è più tolleranza.
Al momento la fine del mondo più prossima è attesa per il 21 dicembre del 2012. La data discende da calcoli fatti sul calendario Maya, la catastrofe si verificherebbe per un cambiamento dell’inclinazione dell’asse della Terra rispetto al piano dell’orbita. Un argomento portato dai sostenitori dell’apocalisse Maya è che il campo magnetico della Terra è in graduale diminuzione. Cosa vera, ma è anche vero che nelle ere geologiche il campo magnetico si è invertito molte volte, l’ultima 700 mila anni fa.
Più fondato è l’allarme per l’asteroide 99942 Apophis, un corpo roccioso dal diametro di 320 metri che incrocia l’orbita della Terra. Scoperto il 19 giugno 2004, Apophis passerà molto vicino al nostro pianeta il 13 aprile 2029 (un venerdì) e nel 2036, quando si troverà ad appena 36 mila chilometri da noi, la distanza dei satelliti geostazionari. L’impatto sarebbe pari all’esplosione di 65 mila bombe nucleari come quella che distrusse Hiroshima. All’inizio la Nasa stimò la probabilità di collisione in 1 su 300. Davvero allarmante. Poi la faccenda si è ridimensionata grazie a dati più precisi e ora si parla di 1 su 45 mila. Ad ogni buon conto l’ex astronauta Rusty Schweickart progetta una task force per deviarlo.
Fonte: Reuters e LaStampa.it
Autore immagine: Reuters
09 / 09 / 2008
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