Il Salone del Mobile di Milano. I rischi della standardizzazione del design e del Made in Italy 
E' partito oggi il Salone del Mobile di Milano. I numeri per un successo ci sono tutti: piu' di 2.500 gli espositori ospitati dal 14 al 19 aprile sugli 211 mila metri quadri di superficie del polo fieristico di Rho-Pero divisi tra il Salone Internazionale dei Mobili per Cucina e la sua proposta collaterale FTK, il Salone Internazionale del Bagno, il Salone Internazionale del Complemento d'Arredo e il Salone Satellite. Le previsioni parlano di oltre 300 mila visitatori per un'indotto complessivo sul territorio lombardo - la stima e' della Camera di Commercio di Monza e Brianza - pari a 250 milioni di euro. In questo contesto, sara' Milano a beneficiare della 'fetta'' piu' consistente, con ricadute sull'indotto per oltre 185 milioni.
Ma il vero banco di prova per la citta' e' rappresentato dagli eventi del cosiddetto 'Fuorisalone'. Il centro nevralgico sara' come da tradizione la zona di Via Tortona, ma sono previste happening e kermesse in tutte le zone della citta', coinvolgendo centro e periferia, dalla Triennale a Brera, dall'ex area industriale di Labrate a Dergano, dalla zona Navigli al quartiere Isola. Il Comune annuncia tolleranza zero contro sosta selvaggia e venditori abusivi.
Milano sarà al centro dell'attenzione della stampa nazionale ed internazionale per tutti questi giorni. Mentre la città si prepara a registrare un altro successo di questa fiera del mobile sono tante le considerazioni che verrebbero da fare in materia di design. Una è quella che sembra accomunarle tutte, riguarda il lato debole del design, quello che mi è capitato di scoprire sfogliando vari cataloghi di arredamento nell'ultimo periodo. Ai canoni dell'estetica sembra non potersi più comandare altro che una estrema funzionalità dei prodotti di design.
Dall'arredamento all'abbigliamento, tutto questo sembra tradursi in un estremo impoverimento della creatività. Nella ricerca costante della variabile estetica da sottoporre alla gente quasi a volerla stupire, sembra rimanere indietro il dato della personalizzazione. Tutte le varianti possibili sembrano schiacciarsi su alcuni elementi di base che la fanno da padroni. Arrivando indubbiamente ad un paradosso, quello di vivere con una certa sterilità di soluzioni un'epoca che molti predicano essere quella della maggiore creatività possibile ed immaginabile. Siamo sicuri sia veramente questa la ricetta migliore per il nostro Made In Italy?
15 / 04 / 2010
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