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La difficile partita tra democrazia e stato di diritto. Garanzie e contrappesi ed il ruolo di una vera opposizione di governo


“La difficile partita tra democrazia e stato di diritto”. Lo intitolerei così un saggio sulle vicende politiche e giuridiche di questi giorni. Dalle mie reminiscenze di studente di giurisprudenza provo a ricostruire una mappa anche alla luce delle parole scritte da Zagrebelsky sulle pagine di Repubblica di ieri. Democrazia e stato di diritto, due poli attorno a cui costruire lo stato contemporaneo o costituzionale che dir si voglia. Due poli apparentemente uniti ma allo stesso tempo enormemente distanti se visti da destra o da sinistra. Una sensazione ancora più forte dopo avere assistito alla puntata di Anno Zero di ieri sera.

La democrazia per la destra, lo stato di diritto per la sinistra. Questa tensione sembra non essere stata ancora risolta nel nostro paese. Viene a mente il saggio ‘Destra e Sinistra’ di Norberto Bobbio. Libertà uguale uguaglianza oppure uguaglianza uguale liberta? Si è liberi se uguali o si è uguali se liberi? E’ veramente una partita difficile quella che si sta giocando. Una partita in cui il concetto di democrazia e quello dello stato di diritto sono stressati allo stremo.

Il tentativo del nostro Presidente del Consiglio di affermare la sua legittimazione in quanto eletto dal popolo è portato fino alle estreme conseguenze di ritenersi super partes rispetto alla legge, specialmente se questa viene interpretata da giudici ritenuti dalla maggioranza di governo di sinistra. Dall’altra parte del campo sta lo stato di diritto a veglia del quale sta la sinistra pronta e segnalare qualsiasi forma di torsione anomala dello stesso. Con le accuse di manovrare una giustizia ad orologeria più volte sollevate dagli esponenti del Pdl. Scendono in campo anche alcuni giornali chiamati a fare da guardiano all’idea stessa di stato in generale.

Fa riflettere in tutto questo alternarsi di voci il dato del voto degli italiani. Hanno scelto in maniera decisa di avere un governo di centro-destra, senza alcune titubanza nei confronti del candidato premier. Non temo a dichiararmi progressista, anche se attualmente non mi riconosco nel PD. Eppure non riesco nemmeno a non dare peso a quel voto politico di milioni di italiani che hanno scelto Silvio Berlusconi come capo di governo. Si può poi ovviamente discutere del sistema elettorale, delle preferenze non espresse sui singoli candidati e sul numero di voti che in questa ultima tornata sono serviti per formare una maggioranza in Parlamento.

Nello stesso tempo avverto forte la tensione che nel paese si sta creando tra un concetto forzato di democrazia ed un altro concetto fin troppo garantista di stato di diritto. I contrappesi istituzionali ci sono. Anche se sottoposti a continui attacchi ci sono. E quando è opportuno che intervengano sembrano fare il loro lavoro. Il verdetto della Consulta sul Lodo Alfano ne è un chiaro esempio. Non nego comunque che ci possa essere un pericolo di stravolgimento di alcuni degli assi attorno a cui si muove la nostra democrazia. Lo vedo in primis non tanto nelle intenzioni malvagie di un irresponsabile presidente del governo, quanto nell’acuirsi dei toni del dibattito politico e giuridico e nelle conseguenze che questo muro contro muro potrà portare.

Mi chiedo continuamente quando tutta questa situazione si potrà normalizzare con un governo pienamente riconosciuto come tale ed una opposizione al suo posto a fare l’opposizione. Sta proprio a quest’ultima prima di tutto ripristinare un dibattito civile e pacato. In gioco c’è un’idea di Italia ancora tutta da ridefinire. L’opposizione stessa è in via di ridefinizione. Dalle primarie di domenica prossima mi auguro esca una forte leaderdship, in grado di imprimere una guida decisa al partito. Sono scettico nei confronti dell’operazione PD fin dall’inizio. Ma più volte mi sono dichiarato disponibile a ricredermi. Fino ad oggi non è successo.

Non auguro al Partito Democratico un ballottaggio, all’ombra di esso si nasconderebbero sottili compromessi che segnerebbero probabilmente la fine della sua esperienza politica. Sta proprio nella presenza in Parlamento di una forte opposizione uno dei primi contrappesi nei confronti delle derive populiste tanto temute. Opposizione fatta di idee prima che di numeri. Fatta di visioni di un paese che può essere ricostruito solo a partire dal basso e dal collettivo di tutte le forze in grado di dare corpo, cuore e sostanza a quelle idee. Un’opposizione che tutto sommato continuo in mezzo a tanta confusione a non vedere.

Autore immagine: Flickr.com

16 / 10 / 2009



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