La pirateria digitale, un male necessario a scopo promozionale secondo uno studio di Oxford

La pirateria fa bene. E’ questa la conclusione sorprendente a cui sono arrivati alcuni ricercatori di Oxford. L’economista Karen Croxson sostiene che la pirateria non mina necessariamente i profitti delle case editrici. Anzi, l’azione dei pirati aiuterebbe gli editori a promuovere i prodotti distribuiti. Inoltre la tendenza ad utilizzare copie pirata di un prodotto varia in base ad alcuni fattori ben precisi, quali il valore che l’utente da al tempo necessario per procurarsi la copia, il timore della pena e il costo morale.
La pirateria non eroderebbe i margini dei produttori insomma. In ogni mercato ci sono persone che comunque non comprerebbero un certo bene. Secondo lo studio condotto sarebbero proprio queste le tipiche situazioni in cui troverebbe spazio l’azione dei pirati. Coloro che desiderano effettivamente comprare qualcosa non sarebbero perciò distolti dal farlo per la presenza di beni illegalmente distribuiti sul mercato.
Nello stesso tempo coloro che si procurano illegalmente i file che comunque non acquisterebbero, aiutano la promozione dei prodotti con il così detto effetto ‘buzz’. Il passaparola contribuirebbe così a rafforzare l’intenzione di chi vorrebbe comprare qualcosa a farlo effettivamente.
La tentazione non sarebbe tanto il download illegale, quanto il copiare i file. L’analisi svolta prende in considerazione una serie di fattori rilevanti nel far nascere questa tentazione. Il valore del tempo, il timore di una pena e il costo morale, sono le cause scatenanti il comportamento da copia illegale. I giochi elettronici per esempio sono protetti pesantemente. I ragazzi tendono ad attribuire ad essi un alto valore. Hanno maggiore tempo a disposizione per procurarsene copie non autorizzate.
Nello stesso tempo si preoccupano veramente poco delle conseguenze della copia illegale. Diverso è il caso dei software professionali. Gli utenti in questo caso attribuiscono maggior valore al fatto di possedere il software originale, se non altro per paura delle conseguenze legali legate ad eventuali violazioni del copyright. In questo caso il costo morale di possedere una copia pirata è molto più elevato, tanto da sconsigliarne l’utilizzo.
“Le immediate conseguenze che derivano da questo tipo di studio consentono di costruire modelli teorici di ‘pirateria promozionale’. È infatti possibile distinguere mercati in cui porre maggiori risorse nella protezione dei prodotti da copie pirata da quelli in cui la pirateria digitale è in grado di fare maggiori danni”, afferma Croxson.
(Autore immagine: Flickr emule - Authorization Licensed)
19/03/2008