La Polonia in lutto guarda avanti e riscopre il senso di Solidarnosc
La Polonia ha spalle larghe. Per me, turista in vacanza a Cracovia, la notizia è arrivata come un fulmine improvviso, tradotta da uno dei miei amici, un sacerdote polacco, mentre stava già facendo il giro del paese. Sabato mattina attorno alle 10 00 abbiamo appreso della ennesima batosta che ha colpito il paese che stavo appunto visitando. Poche parole sono bastate a comunicare la decapitazione dell’establishment di uno stato.
E’ sabato 10 aprile. Arriva passando di bocca in bocca la notizia del disastro aereo che ha visto morire il Presidente polacco Kaczynski. Lui ed altre 96 parsone, tra cui alte cariche del paese. Il mio amico sacerdote ce la comunica quasi incredulo. E' smarrito, forse pensa di aver capito male. Poi arrivano le ulteriori conferme. E’ stato un incidente mortale per tutti coloro che erano sul volo diretto in Russia.
E’ immediata la reazione composta e civile del paese. Un cordoglio quasi di altri tempi, fatto di manifestazioni spontanee di ragazzi che rispettosamente portano in processione la foto del loro Capo di Stato caduto vittima nella tragedia. Un fiocco a lutto compare un po’ dovunque. E subito il popolo polacco trova conforto in una delle armi più potenti che ha mostrato sempre di avere, la fede. Sono tanti i lumini accesi per terra vicino alle chiese sotto la foto di Kaczynski.
Nel ristorante dove sono a pranzo sabato si consumano i piatti in un coscienzioso silenzio che sa di tristezza e di raccomandazione. Il mio tono di voce è solitamente abbastanza deciso. I miei amici mi lo fanno notare e provo per come posso a rispettare quell’attimo di incertezza in cui da oggi è stretta tutta la Polonia. A Varsavia in serata è convocata una Messa solenne in suffragio delle vittime celebrata dal Card. Josef Glemp. A me le immagini arrivano solo attraverso la televisione. Vedo migliaia di persone riunite in piazza per partecipare alla funzione.
La domenica è lutto nazionale. Mentre mi avvicino in serata alle porte della Galleria Krakowska per leggere gli orari di apertura per il lunedì si avvicina un ragazzo. Con estrema educazione mi vuole fare sapere che la Galleria è chiusa per la morte del loro presidente. Ringrazio e gli sorrido. Ne apprezzo l’infinita cortesia e l’insegnamento che mi ha dato. E’ incredibile la compostezza con cui questo paese ha elaborato questo ennesimo lutto capitato nella sua storia. Mentre dall’Italia c’è chi mi telefona con il timore di disordini che potrebbero scoppiare da un momento all’altro, qui la vita scorre tutto sommato tranquilla.
Il lutto viene vissuto come una delle fasi della vita di una organizzazione ed i tempi per la sua rielaborazione sono sicuramente più veloci di quanto lo potrebbero essere in qualsiasi altro paese. Ci sono tanti ragazzi a portare le immagini del Presidente scomparso e ad accendere in suo ricordo candele sotto le sue gigantografie. Il martedì mattina, poco prima del mio rientro in Italia, vedo alcune persone fare pulizia delle candele accese nei giorni precedenti. Alcune di esse sono bianche con la scritta ‘Solidarnosc’ in rosso. E’ proprio questo il clima che ho respirato in questi giorni. Un clima di solidarietà tra i cittadini di uno stesso paese che nonostante tutto continua a scegliere di guardare avanti. Pensandoci capisco ancora meglio la grande figura di Papa Wojtyla di cui la Polonia è degna terra di nascita.
14 / 04 / 2010
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