La prima cosa bella: dare speranza. Un commento del presidente dell'Associazione Cure Palliative di Livorno 
Pubblichiamo un commento al nuovo film di Paolo Virzì del prof. Busnelli, Presidente dell'Associazione Cure Palliative di Livorno, apparso oggi su Il Tirreno. Crediamo sia una dei modi migliori per mettere in luce la forte carica di umanità e di speranza che traspara dal film del regista livornese.
"E’ stato quando ho visto l’ambiente delle cure palliative livornesi riprodotto con una scrupolosa fedeltà ai luoghi e alle persone unita alla rara capacità di cogliere in poche battute il significato profondo di questa “cosa bella” che in una cornice dolorosa di attesa della morte valorizza la dignità della vita.E’ una “cosa bella” che sintetizza tradizioni e valori che fanno di Livorno una città che merita di essere riscoperta. Lo ha intuito e magistralmente espresso, con la passione del livornese autentico e con la genialità dell’artista impegnato, Paolo Virzì.Nel suo film, la città e la “cosa bella” delle cure palliative convivono e si valorizzano a vicenda. Livorno è città orgogliosamente laica. Ma la sua laicità non è quella dei laici “di nessuna chiesa” di cui scrive il filosofo alla moda che vede nella “indifferenza la migliore garanzia di una fioritura umana”. E’ la laicità delle molte chiese, capaci di dialogare e di arricchire con le loro tradizioni e i loro valori l’impronta solidale di una città che nasce cosmopolita. “Con intelletto d’amore l’ho studiata e descritta, nell’ampia gamma delle sue manifestazioni di grandezza e di meschinità, di ricchezza e di povertà; in ogni caso una comunità senza ghetto, ma sempre aperta e dialogante”: così si esprimeva il grande rabbino livornese Renzo Toaff nell’introdurre il suo monumentale volume su “La nazione ebrea a Livorno”; ma la descrizione vale, più in generale, a caratterizzare l’intera città, ed è in perfetta linea di coerenza con le dichiarazioni del Patriarca di Cilicia degli Armeni cattolici, che sottolineano “la tradizionale sensibilità del popolo livornese per il dialogo interculturale e interreligioso”. Queste caratteristiche che fanno di Livorno una città peculiare le ha colte un giurista laico come Giuliano Amato quando qualche anno fa, invitato dall’ingegner Massimo Nannipieri (che, nella sua qualità di presidente dell’Associazione cure palliative, mi aveva voluto al suo fianco come presidente onorario), era venuto a parlarci di “democrazia, laicato e valori religiosi”. Le esalta ora Paolo Virzì scegliendo come esempio, con intuizione magistrale, una “cosa bella” che solo a Livorno poteva nascere e svilupparsi con tanto impegno di competenze e di volontariato all’insegna di una solidarietà, per così dire impastata di salmastro, che rinviene laicamente un solido fondamento nel pluralismo religioso. Ha perfettamente ragione Concita Di Gregorio quando in una intervista concessa al termine della proiezione del film (da lei definito “l’omaggio più bello che sia stato mai fatto a Livorno”), rievocando coraggiosamente la vicenda della morte del padre (il caro amico Paolo, magistrato dal volto umano e, nel tempo libero, narratore colto ed elegante), si sente di definire “felice pur nel dolore” l’esperienza dei suoi ultimi giorni di vita “in un ambiente dove è tutto come dovrebbe essere e dove c’è un rispetto per le persone ancora legato alla conoscenza diretta, al fatto che le storie si intrecciano”. Questo è l’ambiente che si respira a Livorno nell’Unità funzionale cure palliative. Personalmente, fino a cinque anni fa non ne conoscevo l’esistenza. Sollecitato occasionalmente dalla dottoressa Antonella Mazzoni - fino a poco tempo fa responsabile della struttura e grande animatrice di iniziative - a fornire un consiglio come giurista, sono rimasto coinvolto come cittadino e come uomo: stanco e disturbato dagli scontri di opposti fondamentalismi ideologici che hanno avuto come occasione - o come pretesto - il “caso Englaro”, ho trovato in quell’ambiente le ragioni che giustificano l’impegno generoso e oscuro delle tante persone che ho avuto occasione di incontrare e ammirare, a cominciare dal dottor Malfatti che nel film riesce a interpretare con mirabile naturalezza... sé stesso. Ho capito allora fino in fondo il messaggio del professor Ventafridda, primario anestesista dell’Istituto Tumori di Milano e ispiratore delle prime Unità di cure palliative in Italia: il quale, in una conferenza tenuta a Livorno agli inizi di quel mio “coinvolgimento”, affrontò il tema del confronto tra eutanasia e cure palliative in modo empirico: su cento pazienti che arrivano al mio reparto chiedendo la cosiddetta dolce morte - egli disse, più o meno così - la grande maggioranza cambia idea quando ha sperimentato il calore dell’accoglienza; quando il dolore insopportabile è stato sedato; quando viene meno l’angoscia di gravare su familiari ridotti allo stremo. Di questi - così concludeva Ventafridda - intendiamo occuparci. Questo deve essere l’obiettivo delle cure palliative: non soltanto ospitalità (hospice), ma protezione (pallium = mantello). Lo riconosce finalmente un progetto di legge approvato alla Camera con voto unanime il 16 settembre 2009 che detta “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore” fondandosi sul rispetto dei seguenti principi: “tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione; tutela e promozione della qualità della vita in ogni fase della malattia, in particolare in quella terminale; adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia”. A Livorno si è inteso anteporre i “fatti” ai buoni propositi. L’Unità funzionale cure palliative, e la relativa Associazione, hanno dimostrato di saper “fare”, suscitando in città un’ondata di apprezzamento e di ammirazione superiore alle previsioni di quanti all’inizio decisero di dedicarsi, per così dire “anima e corpo” (e posso assicurare che non c’è alcuna retorica in queste parole) a un’attività così impegnativa, non sottovalutando i rischi della sfida contro l’immobilismo, le vischiosità burocratiche, le preoccupazioni economiche, le perplessità degli utenti. La sfida è stata vinta. Le cure palliative, a Livorno, non sono più una scommessa, o un’utopia. Sono una realtà; e il film che ieri sera ci è stato presentato la consacra e la diffonde con la diffusione del film. Grazie, Paolo Virzì". Prof. Francesco Donato Busnelli
Fonte: IlTirreno.it
Autore immagine: Film.it
16 / 01 / 2010
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