“La prima cosa bella” ed “Avatar”. Due film par parlare del nostro bisogno di relazioni vere E’ una stagione carica di belle uscite cinematografiche questa prima parte del 2010. A Livorno, da dove scrivo ed in parte lavoro, sicuramente questa parte dell’anno si è caricata di una serie di significati importanti per l’uscita nelle sale di ‘La prima cosa bella’, il film di Paolo Virzì in cui si racconta del ritorno di uno dei protagonisti del film nella città tanto amata. Il 15 gennaio però ha visto il battesimo delle sale anche l’ultimo film di James Cameron, annunciato come la pellicola più costosa della storia. Mentre i pallottolieri stanno registrando già quante migliaia di spettatori abbiano visto l’uno o l’altro, crediamo valga la pena prenderci un po’ di tempo per una riflessione di carattere più generale sul cinema italiano e quello statunitense.
Nel giro di 7 giorni ho avuto modo di vedere entrambi i film. Quello di Virzì la sera della prima ai 4 Mori alla presenza di tutto il cast e di Paolo Virzì stesso. ‘Avatar’ venerdì scorso nella versione non in 3D fortunatamente. Due mondi completamente diversi che è rischioso confrontare tanto sono distanti. Una grande commedia italiana il primo, un grande kolossal fantascientifico il secondo. Entrambi due lavori di grande qualità. Tuttavia nei giorni che sono seguiti alla loro uscita ho notato molti più commenti sul film di Virzì. ‘Avatar’ ti cattura, quasi ti stordisce con la magnificenza di quanto la macchina da presa cinematografica possa farci viaggiare in mondi fantastici o futuristici. ‘La prima cosa bella’, invece ti si attacca alla vita e ti lascia uno spazio di riflessione molto più ampio di quanto possa fare il kolassal più costoso della storia. Virzì è riuscito a farlo in maniera dolce e convincente, scegliendo come teatro delle vicende del film la sua Livorno. Mio cugino di Empoli ieri sera mi raccontava che dopo averlo visto per qualche giorno ha ripercorso mentalmente alcune immagini del film che gli ritornavano davanti agli occhi in maniera del tutto spontanea. Il film insomma piace un po’ ovunque in Italia ed “è da iscrivere a buon titolo tra le migliori commedie all’italiana degli ultimi anni”, mi diceva.
Mi ci ritrovo perfettamente e rincaro la dose. Abbiamo bisogno di storie vere. Tutti, specialmente noi italiani. La virtualità si è impadronita in maniera prepotente del nostro quotidiano e di avatar ne abbiamo fin troppi in giro. Sono i nostri doppi su Facebook, Twitter, Linkedin o MySpace. Sono uno dei primi ad usarli ma anche uno che cerca di dare loro il giusto peso. Permettetemi un paragone economico. In Italia più del 90% del tessuto produttivo è fatto di piccole medie imprese. La virtualità può anche andare bene per la grande industria, dove tutto è standardizzato e creato in serie, ma nelle PMI conta ancora dare una pacca sulla spalla del cliente e in Italia siamo proprio così ed a volte per timore del provincialismo cerchiamo di mascherarci da attori globalizzati. Io di attori preferisco quelli di Virzì. Anna, la mamma che ama troppo, interpretata in maniera tanto appassionata da sembrare vera dalla Ramazzotti e dalla Sandrelli, resta nella memoria come un richiamo a dare il giusto spazio ai genitori ed ai parenti, agli affetti ed allew relazioni. In Italia questi legami familiari contano ancora e sono alla base di una forte esperienza relazionale che non può che fare bene se vissuta in maniera equilibrata e corretta. Se accettiamo questo, dopo sapremo gustarci molto meglio anche ‘Avatar’ ed i tanti altri avatar di cui è popolata la nostra esistenza.
24 / 01 / 2010
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