La qualità del sonno ha un effetto diretto sulla memoria

La memoria viene continuamente ricombinata dal cervello umano. Passando il tempo le unità di memoria immagazzinate vengono trasferite in parti differenti del cervello per consentirci di ricordare al meglio le nostre esperienze passate. In questo tipo di processo una parte molto importante è giocata dal sonno.
Gli scienziati hanno sempre saputo che un sonno regolare aiuta a consolidare la memoria. Adesso un nuovo studio è riuscito a mostrare come una notte di sonno possa produrre effetti sull’attività celebrale a sei mesi di distanza rispetto ad un certo evento. Un gruppo di ricerca dell’Università di Liege (Belgio) ha dimostrato come, dopo un esercizio di memorizzazione di alcune coppie di parole, una buona notte di sonno migliori i processi a livello dell’ippocampo, favorendo inoltre il trasferimento di informazioni tra questo e la corteccia mediale prefrontale. Questo tipo di trasferimento consente di consolidare la memoria, aiutando i nuovi ricordi che si formano a diventare stabili e immuni ai vari stimoli di interferenza.
“Il nostro lavoro mostra come lo sviluppo di una traccia lasciata dai nuovi ricordi dipenda dal sonno”, afferma Steffen Gais, uno dei ricercatori coinvolti nello studio. “E’ la prima volta che possiamo confermare per gli uomini quanto detto in precedenza per gli animali. In particolare, siamo in grado di dimostrare che l’ippocampo gioca solo un ruolo temporaneo dell’immagazzinamento di nuove informazioni semantiche e che ci sono altre regioni del cervello ad acquisire lentamente le sue funzioni”.
I ricordi si formano in due maniere: attraverso processi molecolari di singole sinapsi e attraverso la riorganizzazione dei ricordi immagazzinati all’interno delle varie parti del cervello. In questo secondo caso, la formazione dei ricordi comincia nell’ippocampo e nel giro di alcuni mesi sono trasferiti alla corteccia prefrontale. La scoperta dei ricercatori belgi mostra proprio come una buona notte di sonno dopo aver appreso nuove nozioni abbia un impatto diretto sul trasferimento dei ricordi tra ippocampo e corteccia mediale prefrontale.