Leggere nel pensiero con la risonanza magnetica funzionale (fMRI)

Leggere la mente umana. Per decenni è stata una delle sfide e delle provocazioni lanciate dalla fantascienza. Adesso gli scienziati sono molto vicini a capire come alcuni pensieri siano in grado di attivare il nostro cervello. La rivista 'Science' annuncia la scoperta. I suoi risultati dimostrano quanto i modelli computazionali siano in grado di migliorare notevolmente la nostra comprensione di come il cervello umano elabori le informazioni ed i pensieri.
Uno scienziato dei computer ed un neuro scienziato cognitivo. E' questo il team al lavoro sul progetto di ricerca. Tom Michell e Marcel Just nel loro lavoro precedente hanno analizzato come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) sia in grado di evidenziare quali aree del cervello si attivano quando una persona sta pensando ad una parola. Utilizzando i dati così ottenuti, sono riusciti a sviluppare un modello di calcolo in grado di determinare esattamente a quale parola stia pensando una persona il cui cervello è sottoposto a fMRI.
In questo ultimo lavoro i due ricercatori hanno preso in considerazioni 60 termini linguistici. Questi ultimi sono stati divisi in 6 categorie. Il modello è stato utilizzato anche per analizzare un corpo di testo contenente circa un miliardo di parole, notando come ciascuna di esse sia normalmente utilizzata in relazione ad un gruppo di 25 verbi associati con funzioni sensoriali o motorie. Combinando i risultati ottenuti dalla scansione tramite fMRI con l'analisi fatta del corpo di testo, il computer è stato in grado di predire l'attività celebrale legata a migliaia di altre parole.
Quelli ricavati sono i blocchi funzionali che il cervello utilizza per assegnare ad una parole un significato. “Utilizzando i metodi di calcolo alla base della nostra analisi, siamo in grado di predire quali aree celebrali si attiveranno su un termine preciso. Ciò che abbiamo scoperto è che queste previsioni sono abbastanza accurate per le parole su cui sono disponibili dati frutto della fMRI per testarle”.
04 / 06 / 2008