LIVORNO LAB: costruire ‘cluster’ di competenze distribuite
Potremmo parlare di ‘identità culturale’ per sintetizzare ciò che contraddistingue una qualsiasi città da tante altre. E’ allora vero che la ‘geografia non è morta’, come sembrerebbe suggerire una lettura estrema delle dinamiche della globalizzazione. Ancora oggi, infatti, le maggiori economie continuano a concentrarsi un luoghi ben precisi, basti pensare ad Austin, alla Silicon Valley ed al boom economico indo-cinese. Un importante ausilio nella lettura di queste dinamiche ce lo offre Richard Florida in un suo articolo pubblicato su ‘City & Community’ del Marzo 2003 (Cities and the creative class).
Molti studiosi sottolineano da tempo che il ‘luogo’ ha un’importanza estrema per l’andamento di un’economia. Marshall rafforzava questo pensiero affermando che “le aziende si raggruppano in agglomerati per raggiungere alti livelli di efficienza produttiva”. Tradotto in termini economici si tratta di lavorare per ottenere economie di scala e per abbattere i costi di transazione. Il vantaggio competitivo realizzato in molte ‘zone felici’ è proprio legato ad un mix sapiente e pragmatico di questi due fattori.
L’architettura di un cluster si costruisce, però, a cominciare da una mappatura delle competenze presenti in un luogo, segmentando adeguatamente la catena del valore delle filiere produttive preseti e lavorando sulla creazione di nuove competenze che possano aggiungere valore ai comparti industriali già sviluppati. E’ sulla base di questi elementi che le aziende tendono a raggrupparsi insieme, costituendo ‘distretti industriali’ in cui le economie di scala e l’abbattimento dei costi di transazione sono una delle immediate conseguenze e il loro vero pane quotidiano.