LIVORNO LAB Effetto Venezia: una festa piena di rispetto per la festa degli altri

Leggere i segni particolari. E’ questa la prima operazione da fare per tentare di costruire la fase di approccio ad un nuovo territorio. Tornano alle mente tante parole in questo tentativo di ricostruzione che sto tentando di fare per Livorno. L’obiettivo gettare un ponte verso domani, quando si cominceranno a cogliere i frutti di alcune cose per ora sono solo in nuce. Stendere un identikit sintetico e quantomeno completo dei caratteri della labronicità, cercando di coniugarli con questioni attinenti all’innovazione e allo sviluppo.
Nel 1959 PierPaolo Pasolini, allora inviato della rivista ‘Successo’, descrisse così la Livorno di allora: “Livorno è la città d'Italia dove, dopo Roma e Ferrara, mi piacerebbe più vivere. Lascio ogni volta il cuore sul suo enorme lungomare, pieno di ragazzi e marinai, liberi e felici. Si ha poco l'impressione di essere in Italia. Intorno, nelle fabbriche dei quartieri verso il Nord, ferve un lavoro che non ha un'aria familiare, e per questo è tanto più amica, rassicurante. Livorno è una città di gente dura, poco sentimentale: di acutezza ebraica, di buone maniere toscane, di spensieratezza americanizzante. I ragazzi e le giovinette stanno sempre insieme. Il problema del sesso non c'è, ma solo una gran voglia di fare l'amore. Le facce, intorno sono modeste e allegre, birbanti e oneste. Pei grandi lungomari disordinati, grandiosi, c'è sempre un'aria di festa, come nel meridione: ma è una festa piena di rispetto per la festa degli altri”.
La serata inaugurale di Effetto Venezia aveva proprio questi colori. Nello spettacolo di apertura si sono mescolate le tante facce di Livorno. Proiettate sulle faccette dei palazzi della Piazza del Luogo Pio, hanno dato una nota di colore indelebile a questa nuova estate livornese. Sul palco si sono alternati e mescolati come figuranti ragazzi e ragazze sia italiani sia appartenenti alle varie comunità straniere presenti nella città. Una festa per chiedersi ‘Di che pesce sei?’: da dove vieni, che colori porti con te, come stai? Domande lecite, ma già superate una volta scesi sulla accogliente banchina del porto labronico.