Meteoriti e nuove forme di vita. E’ successo 450 milioni di anni fa sul pianeta Terra

Meteoriti e disastri. Questo binomio potrebbe non essere più valido. Secondo uno studio dell’Università di Copenhagen l’impatto di corpi meteorici sul nostro pianeta non avrebbe portato solo calamità naturali, distruzione di massa e l’estinzione dei dinosauri, ma anche nuove forme di vita animale.
La ricerca è stata condotta dal Natural History Museum of Denmark. Due paleontologi, insieme ad alcuni colleghi della Lund University svedese, hanno scoperto che la Terra nel periodo ordoviciano, era paleozoica (440-490 milioni di anni fa), è stata colpita da circa 100 meteoriti in una sola volta. In corrispondenza di questo evento si sono sviluppate nuove forme di vita negli oceani, l’habitat naturale a quel tempo di tutte le forme di vita presenti sul pianeta.
Dave Harper dell’Università di Copenhagen commenta così la scoperta: “In quel periodo possiamo affermare che l’evoluzione biologica ha sperimentato un forte avanzamento in un lasso relativamente breve di tempo. Come nel caso delle eruzioni vulcaniche, l’impatto inizialmente è stato devastante ma dalle ceneri si è sviluppata una fauna più ricca di quella precedentemente esistente. Un altro aspetto interessante è che questo si è verificato 40 milioni di anni fa, nel periodo dell’esplosione cambriana. E’ stato proprio allora che sono apparse le prime creature multicellulari complesse”.
Le conclusioni cui sono giunti gli scienziati si basano tra le altre cose su analisi svolte al computer, analisi fatte su pezzi di meteoriti, esame di fossili e di vari crateri trovati in Svezia, specialmente nel nord del paese (cratere di Lockne, Østersund). “La ricerca per ora ha messo in luce questo fenomeno solo a livello regionale, in particolare nella zona del Mare Baltico. Adesso i nostri studi andranno a verificare se simile fenomeno si è verificato anche a livello globale. Nel frattempo abbiamo trovato in Cina alcuni frammenti di meteorite con una composizione molto simile a quella dei frammenti trovati in Svezia. L’area di studio adesso di allargherà proprio al Paese del Sol Levante e agli Stati Uniti, proprio per verificare se si è trattato di un fenomeno globale”.
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18 / 03 / 2008