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MISNA rivela: a Gaza si sta morendo nell'indifferenza del mondo

“Io sono ancora vivo, ma la pace lo è sempre meno; rispetto all’ultima volta che ci siamo sentiti c’è più odio, più sofferenza, più distruzione; non c’è acqua, non c’è pane, non c’è cibo; c’è più paura, ci sono più aeroplani, carri armati, soldati, guerra, violenza e morte”: raggiunto dalla MISNA a Gaza, dopo tanti tentativi andati a vuoto nei giorni scorsi per il mancato funzionamento delle linee telefoniche, padre Manuel Musallam sintetizza così la guerra portata da Israele nella Striscia di Gaza e giunta ormai al suo 17° giorno.

Lui, unico sacerdote cattolico della Striscia e parroco della chiesa della “Santa Famiglia”, vede la distruzione attorno a sé e vede, come lui stesso sottolinea, tanta poca verità sia da parte di Israele sia da parte della comunità internazionale che accusa di aver girato gli occhi da un’altra parte. “Trascorriamo notte e giorno con la paura di essere colpiti da una bomba israeliana, con un rombo continuo e fastidioso che non ci lascia mai in pace; i soldati di Tel Aviv distruggono tutto ciò che si regge in piedi, ordinano alla gente di uscire e abbattono le nostre case, una dopo l’altra; sono migliaia gli sfollati (25.000 censiti dall’Onu, almeno il triplo secondo stime di organizzazioni umanitarie, ndr), disperati nella disperazione più generale.

I carri armati non sono ancora entrati nel cuore della città di Gaza, in questo momento si stanno accanendo sulla periferia da cui la gente è fuggita”. La voce di padre Musallam si alza di tono, a metà fra impotenza, delusione e rabbia: “Gli israeliani sostengono che i combattenti di Hamas si nascondono nelle moschee, negli ospedali e usano i civili come scudo umano? Io chiedo loro di dimostrarlo perché io stesso vado negli ospedali, visito le moschee e non vedo un solo combattente. Hamas è per strada, non si sta nascondendo; negli ospedali ci sono i 4000 feriti colpiti dall’artiglieria e dalle bombe israeliane. Ma non si tratta di persone ferite da proiettili, è gente che ha perso l’uso delle braccia, delle gambe, che ha parti del corpo completamente bruciate; quando questa guerra finirà, ci ritroveremo senza case, senza scuole, senza ospedali, senza infrastrutture e questi feriti saranno disabili che non potremo assistere e molti di loro sono solo bambini”.

Per il sacerdote sentito dalla MISNA la guerra che sta conducendo Israele è un crimine di guerra le cui prime vittime sono i civili: “E’ facile dire che Hamas è dappertutto - continua – e intanto sommergerci di bombe, ucciderci con la scusa di una guerra contro terroristi; i veri terroristi sono gli israeliani e basterebbe contare i morti da una parte e dall’altra per vedere la verità. Il problema di Israele non è Hamas, è mantenere l’occupazione di queste terre e di questo popolo: ci stanno uccidendo, ma in realtà stanno uccidendo il futuro e la pace”. L’ultimo appello è rivolto alla comunità internazionale: “Perché – conclude padre Musallam – nel XXI secolo è ancora possibile che accadano cose del genere? Il mondo gira le spalle, si ostina a credere alla propaganda israeliana e forse anche a diffonderla. Io invece mi affaccio per strada e sento i lamenti delle donne, i pianti dei padri e delle madri, i singhiozzi di bambini che hanno perso tutto”.

Fonte: MISNA.org

13 / 01 / 2009





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