Modu come design modulare, lettura in filigrana della storia multitasking di un cellulare
A Barcellona è stato presentato giorni fa ‘Modu’. Un telefono modulare integrabile in altre apparecchiature elettroniche. Le sue funzionalità possono essere ampliate semplicemente incorporandolo in altri oggetti a cui può essere abbinato. Un nuovo standard di telefono che si affaccia sul mercato. Rivelando una tendenza che probabilmente prima che tecnologica è culturale. La parola magica è sempre ‘multitasking’. La natura del suo significato è conseguenza del modo diverso di vivere e lavorare a cui ci stiamo abituando.
Le dimensioni di Modu sono di poco inferiori rispetto a quelle di una carta di credito. Apparentemente non presenta tasti numerici. Sembra semplice da usare, purificato dalle mille funzioni dei normali telefoni che teniamo in tasca. Potremmo parlare quasi di cellulare di quarta generazione. Non tanto in quanto già oltre lo standard UMTS, quanto per il nuovo modo di concepire l’oggetto telefono e le sue funzionalità.
Suona il telefono ed estraggo una smart card. Rispondo alla chiamata e subito dopo senza soluzione di continuità mi loggo alla mia postazione pc inserendolo nell’apposito slot. Con esso nel corso della giornata potrò pagare il ristorante, prenotare il taxi, prendere un caffè alla macchinetta in ufficio ed accendere la macchina. Dentro ci sarà il registratore vocale, la macchina fotografica e la videocamere. Sarà anche una carta di credito. Sperando che non me lo rubino, ci sono incorporate dentro anche le chiavi di casa.
Sono i vantaggi della standardizzazione. Nel bene e nel male. Una sola chiave di accesso alle funzionalità più disparate. Riduzione di tempi e di costi. Semplificazione. Un trend vero e proprio che sembra andare di pari passo ed assecondare il nostro carico di lavoro e di cose da fare. Mascherata sembra esserci dietro un’esigenza più profonda. Quella di essere contornati da tante cose e di portarsele sempre dietro, quasi si trattasse di una nostra identità digitale irrinunciabile. Un bicchiere all’apparenza sempre più mezzo pieno, ma in fondo probabilmente praticamente mezzo vuoto.
22 / 02 / 2008