Par condicio e nuovo regolamento. In difesa dei giornalisti che hanno giudizio ed equilibrio 
La decisione del CDA della Rai di sospendere per tutto marzo i talk show televisivi sta suscitando una fortissima levata di scudi da parte di molti degli operatori dell’informazione televisiva. I commenti di tutti coloro che vedranno il loro programma annullato fino al voto delle regionali sono ovviamente contrari a questo tipo di decisione. I loro spazi di approfondimento saranno sostituiti da Tribune Elettorali. E c’è anche chi minaccia di andare in onda altrove pur di mantenere vivo in un mese come questo di vigilia elettorale il proprio programma.
Arriva anche da parte di Paolo Garimberti un no "convinto". E' questa - a quanto si apprende - la posizione del presidente della Rai, rispetto alla decisione presa dalla maggioranza del Consiglio di amministrazione. Da "giornalista liberale" Garimberti valuta la decisione assunta dal Cda di viale Mazzini in modo "assolutamente negativo" perché così facendo "si danneggia gravemente - a suo giudizio - l'immagine della Rai". Garimberti avrebbe quindi spiegato che "si colpiscono gli utenti cui viene negato un diritto che coincide con un dovere specifico del servizio pubblico: quella di fare informazione".
I commenti arrivano anche alla satira, citando ‘Scodinzolini’, alludendo all’unico spazio di informazione che resterà aperto in RAI, quello dei TG e del TG1 come campione di ascolti. Da parte di Minzolini ci aspettiamo già uno dei suoi editoriali per niente equilibrati e per niente adatti al ruolo che riveste. Il rischio è veramente quello del monocolore. Eventualità ovviamente accentuata da un PD che non riesce ancora a venire fuori con la sua identità di alternativa di governo. In un paese in cui il ‘danno’ di questa mancanza è già ben evidente si eviti per lo meno la beffa che in questo momento crediamo non farebbe bene veramente a nessuno.
La protesta che sta montando in queste ore ha qualcosa di sano e crediamo sia giusto darle spazio e voce. La ‘politica dei ferri corti’ non può fare altro che affilare ulteriormente quei ferri, mettendo seriamente in pericolo un fase di dialogo tra maggioranza ed opposizione a cui il governo almeno a parole dice di puntare per la fase post elettorale. Nello stesso tempo non è pensabile restare a guardare mentre viene messo il bavaglio. Non riescono certo a farlo i giornalisti, abituati, almeno quelli più leali, a dire sempre ed inequivocabilmente la loro. Speriamo che il CDA della RAI si renda conto di questo e provi a tornare sui passi della decisione presa o trovi comunque il modo di attenuarne le conseguenze.
Bacchettare i giornalisti prima ancora che abbiamo commesso il fatto è un segnale sicuramente controproducente. Il Regolamento sulla par condicio sembra trattare alcuni dei professionisti dell’informazione come ragazzini e facendo così come ammette Garimberti "si da' un segnale di sfiducia nei loro confronti presumendo che non siano capaci di gestire gli spazi loro affidati. Rifiuto l'idea che dei colleghi, dei giornalisti non siano in grado di comportarsi con giudizio ed equilibrio".
02 / 03 / 2010
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