Piccolo dizionario retorico della politica italiana. 'Urne' a tutta voce - 7 settembre 2010 
Da oggi scrivo queste definizioni nella convinzione che la parole abbiano un peso ed anche nella convinzione che se male usate possano cambiare codice genetico sfibrandosi. Da attento osservatore della politica italiana e da giornalista osservo i fatti e cerco di mettervi ordine con le parole. Le mie potranno anche essere inadatte o imprecise, ma le scrivo con l’unico tentativo di restituire dignità a tutte quelle che escono a sproposito dalle bocche dei politici di ogni razza e fattura. Perché in tutti gli schieramenti è diffuso il vizio di alzare la voce per tentare di avere ragione ed i politici come tutti gli uomini di buona volontà possono sicuramente sbagliare, con una scusante in meno però, e cioè proprio quella di essere dei politici o comunque dei politicanti che si improvvisano politici.
Scrivo anche a commento della cronaca politica che può essere letta su tutti i giornali. Scrivo come esercizio di pensiero e come tentativo di riaffermare la mia appartenenza sociale a questo paese, tanto bello quanto malandato. Scrivo e scriverò con ironia per rendere leggero ciò che malauguratamente non è per niente leggero. Scrivo e scriverò con retorica per marcare il tratto, proprio come fanno i politici nei loro discorsi di circostanza. Scrivo come fosse un bambino di 3 anni a farlo, nella convinzione che ci sono ancora occhi desiderosi di capire e vogliosi di conoscere prima di delegare a qualcun altro le decisioni che passeranno sopra la loro testa. Scrivo e scriverò perché, in fondo, penso di avere il dovere di farlo!!!
Urne: parola non scevra di abusi, chiamata a gran voce alle prime difficoltà politiche di una coalizione di governo. Al secolo è quella pronunciata dal PDL e dalla Lega a seguito della strappo del presidente Fini a Mirabello (domenica 5 settembre 2010). Nella confusione generale di giornali e veline se ne vorrebbe rivendicare l’autorità di convocazione da parte del governo, quando invece secondo la Costituzione è del Capo dello Stato la prerogativa di valutare se in Parlamento possa costituirsi altra maggioranza a sostegno di un governo. Qualcuno qui invece insiste nel chiamarle a gran voce, quasi che l’impeto con cui si richiede il voto serva a materializzarlo realmente. Meno male che in Italia ci sono ancora alcuni gentiluomini eletti Presidente della Repubblica capaci di fare buon viso a cattivo gioco e di mettere ordine nel cortile della politica quando necessario.
Marco Bennici
07 / 09 / 2010
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