Roma ospita per tre giorni il World Social Summit. La paura al centro dei dibattiti in programma

Tre giorni di dialoghi. “Dialoghi per combattere le paure planetarie”, recita lo slogan del World Social Summit in programma da oggi a Roma fino a venerdì 26. Roma perché "I romani sono i più pessimisti, perché avvertono maggiormente l'incertezza del presente e del futuro" secondo una recente indagine del Censis. Proprio la capitale italiane risulta essere la città del mondo in cui è più alto il tasso di inquietudine esistenziale. A confronto con altre dieci metropoli del mondo, Roma vince lo scettro poco ambito di città dove la paura è percepita maggiormente.
Le paure cui devono fare fronte i romani sono "più profonde che economico-pratiche. I cittadini della Capitale avvertono molto di più la dimensione individuale. Infatti, al primo posto, per loro, c'è la paura di non essere autosufficienti o nelle piene facoltà mentali. Le paure materiali, come quella di perdere il posto di lavoro, sono al secondo posto". Alla domanda del Censis su quale sia il sentimento che meglio descrive il proprio rapporto con la vita, il 46% dei romani risponde 'l'incertezza', mentre il 12,2% sceglie la 'paura'. La somma di questi dati (58,2%), mostra Roma come la città più infelice tra quella prese in esame dalla ricerca. Infatti, se si guarda alla media generale delle 10 città, il combinato paura-incertezza si attesta al 36%.
"Quello delle paure che vivono gli abitanti delle metropoli non è un problema congiunturale, ma un fatto insito nella società moderna", ha osservato il presidente della Fondazione Censis, Giuseppe De Rita. "Due anni fa, insieme alla Fondazione Roma - ha ricordato - ci siamo messi a ragionare sulle paure come fenomeno sociologico, ancora prima che la politica giocasse a gonfiarle per poi usarle in campagna elettorale con la promessa di 'sicurizzare' i cittadini. Noi siamo giunti alla conclusione che la paura appartiene al mondo di oggi, perché viviamo in una società sempre più complessa, che non sappiamo gestire. La paura nasce dal non saper tenere sotto controllo quello che accade, dal non saper padroneggiare con coscienza un'innovazione, un fenomeno, un esperimento".
Questa è la prima edizione del World Social Summit. Nelle giornate di lavoro verrà approfondito il rapporto con la globalizzazione nei suoi diversi aspetti - sociale, multiculturale, economico - cercando di capire quanto la paura ne rappresenti un esito per certi versi inevitabile, essendo un tratto ormai quasi "genetico" delle società più avanzate, e quanto sia alimentata dalla crescita dei flussi fra Nord e Sud del mondo. In secondo luogo verranno analizzati i meccanismi di comunicazione che oggi presiedono alla costruzione di paure. Molte delle ansie diffuse nelle società non rispondono infatti all'esistenza di minacce o rischi oggettivi, ma sono il prodotto di una condizione di vulnerabilità diffusa, cifra esistenziale dei nostri tempi. Al Summit si tenterà di capire chi è in grado di produrre tale condizione, chi ha interesse (economico, politico, mediatico) ad alimentarla e in che modo il linguaggio e la comunicazione diventano amplificatori delle paure.
Ancora, si farà luce sul futuro delle paure cercando, a partire da una ricostruzione dell'evoluzione culturale del concetto di paura, di analizzare la proiezione delle angosce individuali, e il ruolo della scienza e della tecnologia nel generarle o contrastarle. Il lavoro sarà anche propositivo di metodi e tecniche per individuare come combattere le paure creando un contesto più sicuro e fearless.
24 / 09 / 2008
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