Sostenibilità e rispetto dell'ambiente. I temi del III Forum Mondiale Teologico di Belém 
Innovazione e teologia, due termini apparentemente lontani o comunque distanti. Non secondo le parole di Padre Paolo Andreolli, missionario saveriano. Con parole ferme e decide ha tentato di illustrare alcune implicazioni teologiche della sostenibilità della vita nel nostro pianeta, intervenendo al III Forum Mondiale Teologico di Belém.
L’Amazonia, la regione che sta ospitando il forum, è punto cruciale per capire questo tipo di relazione. “Il contesto dell’Amazzonia ci aiuta a riscoprire una relazione più sacrale e rispettosa della vita, presente nella terra e nell’acqua, fonte concreta di vita per molti popoli indigeni come i kayapò, con i quali noi saveriani lavoriamo e viviamo da più di trent'anni”. Alla luce di queste riflessioni assume un significato tutto particolare il termine ‘rispetto’, “significa creare le condizioni per il permanere della biodiversità culturale e delle forme viventi che caratterizza questo mondo amazzonico”.
Il tema del forum è stato introdotto con canti, musiche, poesie e danze. "Acqua, terra e teologia per un altro mondo possibile”. Questo il titolo dell’evento. Le giornate di riflessione sono state aperte da Marina Silva che ha preso la parola tra il clamore della gente, presentando “la sacralità di questa terra nella quale Dio ci ha inseriti, non per sfruttarla ma per custodirla: non è la natura che è nemica dell’uomo e uccide migliaia di persone con i tornado e il maremoto; è l’uomo che istaurando un modello di sviluppo “predatorio” fa reagire la natura”.
La natura può vivere senza l’uomo ma l’uomo senza la natura morirebbe. “Dobbiamo quindi ricollocarci all’interno di questo corpo di cui fanno parte non solo gli altri esseri umani ma anche la natura; dobbiamo rispettarci per avere un futuro, e dobbiamo lavorare assieme a tutti coloro che vogliono questo mondo migliore, sia con gli operai della prima ora, sia con quelli dell’ultima, sia con quelli del nostro colore politico, e sia con gli altri; con tutti coloro cioè che lottano per un mondo che non finirà con la nostra generazione”.
È poi intervenuto Leonardo Boff, sottolineando e ribadendo che l’uomo dipende dalla natura. Pensiamo solo alle nostre medicine: 95% delle nostre medicine sono state scoperte attraverso lo studio del 5% della foresta amazzonica. Immaginiamo la ricchezza di questo patrimonio dell’umanità! Cosa accadrebbe se venisse distrutta? Dove andremmo a scoprire i nuovi medicinali per le molte malattie la cui cura ancora ci è sconosciuta? In due campi di calcio di foresta amazzonica esiste una biodiversità maggiore che in tutta la natura dell’Europa! Purtroppo però questa ricchezza è fragile, perché il sottosuolo della foresta vive solo in forza delle foglie che cadono e della micro-vita che nasce in quel contesto. Se gli alberi venissero tagliati in pochi anni la foresta si trasformerebbe in steppa, e il patrimonio della biodiversità scomparirebbe per sempre. Dobbiamo quindi imparare il rispetto di questa ricchezza da coloro che l’anno preservata fino ad ora: gli indio. Solo se amiamo la nostra “madre terra”, questa continuerà a prendersi cura di noi.
Fonte: Misna.org
Autore immagine: brasile-online.com
30 / 01 / 2009
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