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SPECIALE AGORA' LORETO. “ORA C’E’ L’EMOZIONE”, L’ARRIVO DI BENEDETTO XVI NEL RACCONTO DI UNA GIOVANE PELLEGRINA “Ora c’è l’emozione”. E’ questa l’affermazione di Elena, 12 anni, di Ragusa. Me la trovo accanto mentre prendo un gelato appena appare nel cielo l’elicottero di Benedetto XVI. Le chiedo se è emozionata. E’ probabilmente la più giovane pellegrina di questa Agorà. Poco prima mi aveva raccontato di essersi emozionata molto una volta, vedendo il Senatore a Vita Carlo Azeglio Ciampi, livornese come la sua città di adozione. Il Papa? “Mai incontrato prima”, solo visto in tv e sui giornali. Elena arriva a Loreto accompagnata dal fratello maggiore Luca. E’ la sua prima esperienza di queste ‘agorà’ di giovani. Trasferita da pochi mesi a Ragusa, ha vissuto dieci anni a Livorno. E’ qui proprio con il gruppo della Diocesi labronica. Trattiene l’emozione fino alla comparsa del Pontefice in sorvolo sulla piana di Montorso. Poi salta e vuole salire sulle spalle. La gente accalcata lungo i cordoni di sicurezza non la lascia passare. ‘Intercedo’ per lei, cercando di ricondurre alla ragione ragazzi di un metro e ottanta che non sanno dire ‘sì’ ad una ‘piccola domanda’ di un metro e cinquanta. Lei non si arrende. Cerca un varco, prova a spingere e ad infilarsi come può. La Papamobile inizia la sua corsa lungo i viali di ghiaino bianco di Montorso. Elena scalpita. Vuole salire. Le offro le mie spalle. La macchina da cui Benedetto XVI saluta benedicente la folla scende dalla mia sinistra. Sto dando le spalle al palco, cerco con gli occhi la vettura bianca del Santo Padre. Elena è ora più alta di me, la vede per prima e me la indica. La Papamobile taglia il viale centrale che conduce al palco, continua ed andare, risalendo verso destra. Scende nuovamente da quella stessa strada. Elena gira come una trottola. E’ scesa giù e cerca di vedere con le sue forze il Papa. Dagli applausi della gente capisce che la macchina ha imboccato il viale principale, direzione palco. Mi chiede nuovamente di salire. Agita le mani. Sembra non passare mai. Poi sbuca tra le teste delle persone che ci separano dal punto più vicino possibile per salutarlo. Elena immaginariamente salta sulle spalle. Scendendo mi ringrazia. Poi sparisce nuovamente tra la gente. La vedo sgattaiolare via tra i ragazzi, immagino alla ricerca di altro varco, di un altro possibile passaggio da cui cercare di vederlo nuovamente. Elena nella sua grande semplicità esprime tutto il mistero di questa Chiesa. Una Chiesa pellegrina alla continua ricerca di un senso. Lei da pochi mesi a Ragusa si sente un po’ orfana della sua Livorno e della parrocchia dove è cresciuta in questi ultimi anni la sua allegra speranza. Cerca la figura del Pontefice come quella della madre. Come quella di una Chiesa che le è madre e sostegno anche nei piccoli momenti di difficoltà e smarrimento. Stasera ha incrociato il ‘suo sguardo’.Penso abbia capito che quello sguardo se ti prende non ti lascia mai più. Marco Bennici diventa amico di questo sito su Facebook conoscerai gli autori del network e gli altri lettori
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