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Televotiamoci. Il pericolo di trasformare un sistema mediatico di votazione in paradigma politico

Alla fine di questo Sanremo resta un’immagine ben evidente nella memoria. La ribellione dei maestri d’orchestra al momento della proclamazione dei risultati del televoto. Passata la mezzanotte sono stati detti i vincitori partendo a ritroso dal basso della classifica. Per esclusione è stato facile intuire a chi fosse stato riservato il podio dell’Ariston. Gli orchestrali hanno dato le prime avvisaglie di malumore appena hanno cominciato a sentire il nome di alcuni esclusi eccellenti. Il dissenso è esploso quando sono stati letti i primi tre. Gli spartiti sono volati per aria con tanto di fischi degli spettatori in platea e galleria. Mai simile voto è stato tanto contestato.

La motivazione alla base di questo comportamento degli strumentisti è stata il completo stravolgimento di quanto loro stessi avevano votato nel corso della serata finale. Il televoto ha veramente azzerato quanto da loro espresso. Alla fine sono stati premiati coloro che televisivamente si erano già preparati il terreno in qualche maniera. Pupo e Vittorio Emanuele con gli spettacoli a cui hanno partecipato, Marco Mengoni con X-Factor, Valerio Scanu con Amici. Tutte persone che a livello televisivo hanno sicuramente fidelizzato una buona fetta di pubblico trasformato in ‘clac’ mediatica in occasione del Festival.

C’è anche chi sospetta strumentalizzazioni dello strumento del televoto, con affitto di call center per alcune ore. Sono in corso controlli richiesti dalle associazioni di consumatori proprio per chiarire anche questo punto. Probabilmente resterà completamente inevasa la richiesta di accesso ai tabulati fatta, ricorrendo al paravento della normativa sulla privacy. Ci sono alcune domande su cui conviene però ragionare. Quante persone normalmente partecipano al televoto? Che tipologia di persone lo fa? Quanto si può ritenere educativo per un popolo il ricorso massiccio a tale strumento di espressione?

Nel momento di maggiore enfasi del Festival sembra siano stati circa 1 500 000 i televotanti. Un numero sicuramente importante ma comunque basso se consideriamo i 14 500 000 spettatori che sabato hanno vissuto in diretta le vicende finali del Festival. Cerchiamo di immaginare la tipologia di questi spettatori. Sono molte le trasmissioni che fanno ormai ricorso al televoto. Tutti i talent show italiani per esempio, ma anche altre stramissioni dal Grande Fratello in poi. Le persone pronte a televotare sono insomma abituate a farlo ed immaginiamo che con estrema facilità gradiscano seguire tutte le tipologie di trasmissione in cui questo strumento è utilizzato. Resta fuori tutta una fetta di utenti che invece hanno maggiore difficoltà ad esprimersi in questa maniera.

Lo strumento di per sé è ambiguo. Chi controlla il televoto? Un notaio presso le società che lo gestiscono. E chi controlla chi televota? Nessuno. Esiste solo un picco massimo di telefonate che è possibile fare da ogni utenza. Fino a 100 a settimana o per sessione di televoto per ‘Amici’ per esempio. I più incalliti possono insomma chiamare un centinaio di volte nelle stessa sera. Spendendo ovviamente. Nel caso del Festival la società a cui è stato appaltato il sistema di televoto aveva fissato un presso di 0.75 euro comprensivi di iva. E’ facile vedere quanti interrogativi ponga lo strumento non tanto a livello di compera del voto, quanto a livello di mezzo di espressione delle libera volontà popolare.

Questa idea di democratizzare tutto è estremamente demagogica. In virtù di quale principio forte lo si fa? Molto spesso ho l’impressione che questo strumento sia utilizzato in maniera estremamente ruffiana. Il calo dei consensi che anni fa stava colpendo il Festival di Sanremo è stato in parte affrontato con il televoto, cercando di ergere al ruolo di giudice un pubblico indifferenziato, facendolo sentire protagonista magari anche solo per qualche breve istante. La qualità non sembra averne subito particolari conseguenze. Anzi. Hanno vinto coloro che già erano cari al pubblico televisivo. L’impressione alla fine è che il voto televisivamente dato si sia fatto leggero, modificando le stessa struttura semantica del votare stesso e ridefinendo i contorni anche del voto dato per eccellenza, quello politicamente valido. E quanto ci hanno guadagnato le società di televoto? Che tutto sia stato fatto solo per interessi economici? Ne viene il dubbio e sarebbe un aggravante micidiale, restando di per sé grave solo il fatto che di televotare di possa essere politicamente entusiasti.

Autore immagine: Flickr.com

22 / 02 / 2010





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