Torna nei negozi di dischi il vinile, trionfo della 'low music'

La data del prossimo 19 aprile 2008 potrebbe restare significativa. Si sono dati appuntamento per quel giorno alcuni giganti della scena musicale mondiale. A protezione del vinile, del tradizionale supporto magnetico su cui per decenni si sono giocate le sorti della hit parade planetaria. Oggetto definitavamente tramontato a seguito dell'ascesa del CD agli onori dello scaffale, il disco di vinile ha continuato a riempire l'immaginario collettivo come mezzo di edizione perfetto per la musica e per tutti i suoi derivati.
Da tempo alcuni gruppi, addirittura alcuni di quelli più portati ad accettare le nuove sfide del mercato e della distribuzione, dai Radiohead in giù, tanto per esemplificare, sono tornati a stampare i loro lavori sul vecchio 33 giri. Ammettiamo pure si tratti di una pura strategia di marketing. Di esempi illustri di retromarketing sono pieni gli scaffali di molte aziende e di molti negozi. 500 permettendo, non è completamente sbagliata questa strada verso il mercato.
La sfida maggiore è coniugare tradizione e velocità. I tempi di mercato oggi, il 'time to market' lo definiscono coloro che si occuppano di strategia e di marketing, sono eccessivamente stretti. Nel campo high tech specialmente un prodotto rischia di essere già superato prima ancora di essere distribuito. La concorrenza è feroce, senza contare il fatto che l'high tech è sempre più pervasivo, tanto che settori tradizionali come l'automotive non riescono più a farne a meno.
Non è difficile vedere dietro queste strategie di retromarketing tentativi un po' rischiosi di 'salvare capre e cavoli'. La strategia migliore al prezzo migliore coniugata alla facile tendenza dei bei tempi andati. Su questo crinale corrono le maggiori perplessità verso un simile approccio. Efficienza e durata erano un tempo quasi sinonimi. Oggi rishiano un precoce disallineamento. Un prodotto efficiente non è detto che sia durevole. Non tanto per vizi intresechi allo stesso, quanto per il sopravanzare di altre soluzioni di mercato.
Torniamo al nostro disco di vinile. Nell'era della musica digitale, della musica fatta in casa, il rischio maggiore è quello di mettere insieme quantità e qualità. La massa di musica online è sterminata. Un grande premio alla cultura di cui essa è nel bene e nel male manifestazione. Ma nello stesso tempo il pericolo che si corre è quello di un appiattimento forzato sui generi che vanno per la maggiore. Il vinile allora è un tempio. E' il tempio della 'low music', dei pezzi costruiti ad arte, artigianali quanto è necessario e industriali quanto basta. C'è anche un gioco di sonorità da considerare. Analogico e digitale sono gli epigoni di un'eterna battaglia tra la ricerca di pochi e il sentire di molti.
La musica è di tutti. Vero. Ma l'appiattimento non giova mai a nessuno. Sui dischi neri dei 33 lo spartito torna a trionfare, se non altro a vantaggio di una maggiore ricercatezza di percorso. Il vinile ha il pregio di poter elevare lo standard culturale di chi fa e ascolta musica leggera. I manager discografici si adegueranno a questa nuova pelle della pop music, altrimenti potrebbe essere un'altra bella occasione perduta.
17 / 04 / 2008