Tra il pubblico ed il privato di una alternativa di governo. L’opposizione si dice pronta, davvero?
Girano voci di crisi. Se ne discute in redazione a Repubblica. Quelle telecamere puntate dentro la factory di uno dei quotidiani più venduti d’Italia aiutano a ricostruire scenari della politica che verrà. Mentre la maggioranza di governo è in evidente affanno per una serie di questioni tutt’altro che risolte, l’opposizione continua a nicchiare e tiene incrociate le dite senza prepararsi alla battaglia. Sa di presunzione una recente affermazione di Rosy Bindi: “Crisi? Noi saremo pronti”. Sa di presunzione dicevo e ed il motivo è abbastanza semplice. Di fronte ad una delle anomalie più grandi del sistema Italia l’opposizione sceglie di battersi senza tirarsi al di fuori da quella stessa anomalia.
Nel dibattito e nel dialogo si costruiscono le alternative di governo. Un lavoro lungo di ricucitura con un organismo Stato che vive in simbiosi imperfetta rispetto ai suoi cittadini. Occorrono strumenti dialogici maturi per lavorare in questo senso, che indirizzino il dibattito non solo verso le camere del potere ma anche verso la società civile. Solo in questa maniera si può tentare di lavorare ai fianchi quella simbiosi di cui dicevo. All’opposizione da un po’ di anni mancano non solo strumenti interni di dialettica, ma, cosa tanto più grave, manca la capacità di percorrere quell’ultimo miglio che eufemisticamente potremmo chiamare ‘fiducia dei cittadini’.
Parlate con la gente. Leggetene l’espressione negli occhi. Scambiateci battute. Questa situazione è vissuta ne più ne meno come il caldo estivo che arriva feroce a spezzare le gambe. Ti stordisce e ti lascia solo il senso pieno dell’impotenza. A noi pubblici cittadini televisivi non resta che qualche talent show a cui fare appello con la speranza in qualche maniera ed in qualche luogo di poter partecipare. Ma siamo al di fuori. Siamo molto al di fuori di quella linea che divide il pubblico dal privato e continuano a volerci dare l’illusione di un pubblico e privato che non esistono più.
Solo un illusione … solo questa ci resta, a braccia conserte ci guardiamo intorno cercando di fare almeno esercizio di pensiero. Nemmeno una parola. Nemmeno il senso dello sdegno. Nemmeno quello ci resta ed assistiamo ad altalene irragionevoli di prezzi e di pezzi. Parlate con la gente. Leggetene l’espressione negli occhi. Scambiateci battute. Il caldo arriva e ti spezza le gambe. Vorrei tanto che almeno un minino di dinamiche sociali fossero chiare anche ai politici che ci stanno a guardare in televisione. Se ci rappresentate, non ci rappresentate. Se ci dite, non ci dite. Se ci stufate, siete veramente sicuri che il gioco valga la candela???
07 / 07 / 2010
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