Un Open Space Technology per decidere il futuro partecipato di Livorno

Il futuro di Livorno riparte da una delle sue cisterne di acqua. Simbolo nella tradizione cristiana della rinascita per antonomasia, l’acqua doveva essere una delle protagoniste della vita del ‘Cisternino di città’. Il monumento risale alla fine del ‘700. Mai utilizzato come prevedeva la sua destinazione originaria, fu trasformato a metà ‘900 in Casa della Cultura. Abbandonato nuovamente alla fine degli anni ’90 al suo destino, è oggi ancora al centro dell’attenzione per un percorso partecipato molto originale all’interno del quale si sta discutendo non solo del suo futuro ma del futuro di tutta una città.
La parte terminale dell’acquedotto comunale finiva proprio lì, in fondo a Via Grande, lungo la strada che congiunge ancora il porto e la stazione ferroviaria. Fu costruito a partire dal 1792, doveva accogliere le acque della sorgente di Colognole. L’intero acquedotto fu realizzato a più riprese. Dopo una prima fase, durata fino al 1799, i lavori furono sospesi per l’occupazione francese in Toscana. Ripresero nel 1806 per volere della regina Maria Luisa. Negli anni tra il 1828 e il 1833 fu realizzata la Gran Conserva di Risecoli (l’attuale Cisternone). Da essa attraverso un sistema di condotti l’acqua arrivava a tutte le fonti della città. Tra il 1837 e il 1846 venne costruita la Cisterna di città, il Cisternino, con funzione di regolare la distribuzione dell’acqua ai condotti urbani.
La cisterna di città non entrò mai in funzione. Motivi legati alla pendenza del suolo impedirono il suo regolare funzionamento. Per un secolo la struttura rimase inutilizzata. Solo nel 1951 fu riaperta al pubblico con il nome di ‘Casa comunale della cultura’. Il grande serbatoio d’acqua fu trasformato, attraverso interventi che portarono alla creazione di un nuovo solaio interno, nel luogo ideale per concerti, spettacoli, manifestazioni culturali e mostre. Nella Livorno del dopoguerra la ‘Casa della cultura’ è stata un polmone fondamentale per aiutare la città ad uscire dal peso delle bombe cadute un po’ ovunque nel suo centro urbano.
Nella nuova struttura erano ospiti frequentemente tutti gli intellettuali locali. Venne fornita di radio, televisione, emeroteca, impianto per l’ascolto di musica e di una biblioteca circolante di letteratura contemporanea. La ‘Casa della cultura’ divenne subito il cuore della vita cittadina. Un’antenna puntata verso l’Italia del miracolo economico e della speranza. Per molte generazioni di giovani il Cistrernino è stato luogo di incontro, studio, approfondimento e confronto. Vive in simbiosi con gli scossoni culturali che scuotono il paese. Dentro al Cisternino passano gli anni della contestazione, le lotte operaie, fino agli anni di piombo. Dentro di esso si tengono importanti premi artistici come il Premio Modigliani (1984) e la mostra sui “Giornali murali livornese 1950-1955” (1986).
L’apice del suo splendore coincide misteriosamente anche con la sua decadenza. Si svolse al suo interno la mostra “Le tre sinagoghe. Edifici di culto e vita ebraica a Livorno dal seicento al novecento”. In mostra ciò che rimaneva del tesoro di quella che era una delle più importanti e numerose comunità ebraiche italiane. E’ tra i canti sinagogali di tradizione livornese che si chiudono i battenti di questo primo periodo di vita del Cisternino. Le norme di sicurezza emanate dopo le tragedie di Torino e Todi decretarono la fine di questa fase di vita della struttura.
Livorno ha compiuto il suo quattrocentenario due anni fa. Si interroga sul suo avvenire e sulle sfide che la attendono. Un porto da affermare a livello globale e alcune minacce legate alla sua posizione geografica la costringono a ripensarsi per darsi un futuro e per dare un futuro al suo entroterra. Sull’onda di una serie di puntate trasmesse da TeleGranducato sui 400 anni della città, parte il desiderio di darle veramente un futuro. Parte anche un Comitato Promotore del Progetto Cisternino. Dentro intellettuali, industriali, uomini delle istituzioni e di spettacolo. Si lavora per più di un anno all’ipotesi di un processo partecipato. Un processo all’interno del quale siano gli stessi cittadini a decidere cosa fare dentro la ex Casa della Cultura. A condurlo la prof.ssa Marinella Sclavi del Politecnico di Milano e la prof.ssa Susan George dell’Ateneo pisano, entrambe con una grande esperienza alle spalle di percorsi partecipati.
Un cammino lungo, che in questi ultimi cinque mesi ha visto un centinaio di ragazzi protagonisti del processo partecipato. Sono state insegnate loro le tecniche dell’ascolto attivo e della gestione dei conflitti. Hanno appreso come condurre in gruppo di discussione partecipato. Saranno loro ad animare l’Open Space del prossimo 22 e 23 maggio a cui sono invitati tutti i cittadini. La recente legge regionale sulla partecipazione del 19 dicembre 2007 ha permesso tutto questo.
"Come vorreste utilizzare il Cisternino per garantire un protagonismo dei giovani nel futuro della città?". E’ questa la domanda da cui partirà l’Open Space di giovedì. E ogni proposta verrà messa su una bacheca con l'orario ed il luogo di discussione. L'idea viene dall'antropologo, Harrison Owen, che ha scoperto negli anni '80 in America che un grande convegno organizzato da lui era piaciuto non tanto per la qualità dei relatori, tutti scelti con enorme cura, quanto per la qualità degli incontri fatti durante il coffee break. Di conseguenza ha passato 10 anni a costruire una struttura che permettesse alle persone di parlare delle cose di cui vogliono parlare, con chi vogliono parlare, come si fa durante un coffee break.
Fioccano le ipotesi su cosa verrà fuori dall’Open Space. Sul sito del progetto e durante gli incontri dei ragazzi si sono espresse già tantissime idee. A queste si aggiungeranno tutte quelle dei partecipanti alla giornata di mercoledì. La bacheca delle idee parla chiaro. I giovani vogliono uno spazio che sia quanto più aperto possibile. Uno spazio artistico interattivo che diverse associazioni possano gestire. Un luogo per confronti, interpolazioni tra diverse forme di arte. Laboratori. Esposizioni periodiche. Spazio anche a chi non è propriamente un "professionista" in campo artistico. A persone che di arte si occupano solo per passione. Uno spazio aperto a tutti i talenti, in qualunque campo, di qualunque età, senza nessuna discriminazione di nessun genere. Aperto sia alle arti classiche-accademiche che alle contemporaneità più estreme, senza censori ed impedimenti.
Intanto Livorno raccoglie la sfida di tutta questa creatività e si prepara all’onda lunga dell’Open Space. Fuori ed oltre il Cisternino i giovani che stanno partecipando al processo sognano di poter dire la loro anche su altri aspetti della città. Una città che sta cambiando nella sua fisionomia, ma anche nel suo carattere. Ripensa alla sua tradizione di sempre e si gira verso il futuro. Nel suo sangue c’è un modo di dire. Quest’anno è diventato anche un marchio. Il ‘D’e’ livornese, acronimo di ‘D’estate eventi’ e simbolo di una veracità unica. Livorno è nata dall’acqua e nel Cisternino all’acqua ritorna, anche senza che dentro di esso l’acqua ci sia mai stata. Ci ritorna sempre sotto forma di libertà e fantasia, due attributi che non mancano né all’acqua, né a Livorno.
Info: http://cisternino2020.comune.livorno.it
(Autore immagine: Flickr kaikne - Authorization Licensed)
21 / 05 / 2008