Una risposta alla crisi finanziaria internazionale. Il design solidale e sostenibile 
Può il design dare risposte ai problemi dei paesi in via di sviluppo? Può costituire una leva in tempi quanto mai incerti come quelli che stiamo vivendo? Ieri a Firenze si è cercato di dare risposte a queste domande. L’occasione la conferenza internazionale ‘Less is Next per un design solidale e sostenibile’ organizzata dall’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) di Firenze. Nella Giornata Mondiale per l’Alimentazione l’iniziativa ha assunto i connotati di un tavolo tecnico per cercare di dare una risposta quanto più pragmatica possibile a questioni a cui non sono ancora state trovate risposte.
Ospitata all’interno dell’auditorium della Regione Toscana, la conferenza ha visto alternarsi interventi su tematiche di design, di urbanistica e su questioni di tipo agro-alimentare. Nell’intervento introduttivo del prof. Ezio Manzini del Politecnico di Milano sono state lanciate alcune provocazioni forti, volte proprio a far aprire la mente su alcuni punti. Hanno avuto il suono della speranza piuttosto che della denuncia le sue parole. “Dovunque si può inventare qualcosa che ha un valore positivo”.
Il design si può astrarre. E da modo di utilizzare la tecnica per progettare manufatti può diventare un sistema per pensare in maniera innovativa. Alcuni esempi citati da Manzini danno il senso di dove possa condurre questo tipo di evoluzione. Il gioco sta tutto nel pensare alle risorse a disposizione e a come utilizzarle. Parla dei ‘micro-asili’in Giappone, descrivendoli come la somma di una serie di opportunità. Una signora, una casa, un po’ di voglia di compagnia, qualche conoscente che voleva lasciarle per la mattina il bambino. Quelli che elenca sono esempi di innovazione sociale, ‘prototipi’ li definisce Manzini. Soluzioni funzionanti in un luogo ma facilmente riproducibili anche altrove.
Lungo Via Cavour, la strada che percorro per arrivare all’auditorium alcuni ragazzi di un liceo protestano vivacemente contro la riforma Gelmini. Chissà se qualche progettista di design avrebbe da dire qualcosa al Ministro dell’Istruzione. Magari analizzando le cose con l’occhio di un osservatore discreto ed attento potrebbe scoprire che la riforma tanto criticata ha alcuni punti deboli e forse anche qualche punto di forza.
Dai microproblemi, quelli di un paese e della sua politica nazionale, ai macroproblemi. La conferenza ha un tenore alto. Il design può essere solidale e sostenibile. Il design può cercare di dare risposte anche a questioni più alte. Basta pensare al pc portatile da 100 dollari sviluppato da Negroponte. Il trucco è semplificare le funzioni, togliere il superfluo scalando un prodotto secondo le esigenze di una cultura diversa da quella dentro la quale è stato originariamente pensato. Risuonano le parole di Manzini: “Dovunque si può inventare qualcosa che ha un valore positivo”. Un’osservazione quanto mai giusta che sembra sfidare l’atteggiamento di quanto di fronte alla tempesta scelgono come unica alternativa quella di tirare i remi in barca.
17 / 10 / 2008
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