VENEZIA LAB: IL CINEMA DELLA ‘GEOGRAFIA DEL POSSIBILE’
Negli ultimi giorni si sono intrecciate numerose linee che sembrano avere il mondo cinematografico come ‘letto’ in cui scorrere. La morte di Ingmar Bergman, la vigilia del ‘Festival del Cinema di Venezia’, l’avvio della prossima stagione cinematografica con le prossime uscite al botteghino, tutto sembra intrecciarsi in un medesimo punto che ha per riferimento il cinema che verrà. Nell’era del digitale sono state abbattute molte ‘barriere all’ingresso’ del mondo dei media e dell’editoria. Tutti cantanti, musicisti e registi. Potenzialmente l’affermazione ha del vero, resta da chiarire quale ruolo continui a giocare la qualità in tutto ciò.
Nello stesso tempo questa illimitata possibilità di connettersi agli altri e al mondo rende sempre più fertile l’impulso creativo che spinge gli artisti all’atto del creare. Esperienze ed esperimenti si sommano costantemente nel tentativo di ridefinire la ‘geografia del possibile’, cercando di individuarne i nuovi confini. Questo tentativo è già una trama, quella di un nuovo film, quella di un ‘nuovo Bergman’ che non ha ancora esaurito, dopo la sua scomparsa, di interrogarsi sul mondo in cui viviamo e sulla vita che viviamo.
Comincia da questo punto, esattamente da questo punto la storia. Correrà parallela agli eventi del Festival veneziano. Una trama di fantasia per cercare di capire dove ci possano effettivamente spingere le nuove linee della ‘geografia del possibile’.