Venezia Lab. Le parole della geografia del possibile

Negli ultimi giorni si sono intrecciate numerose linee che sembrano avere il mondo cinematografico come ‘letto’ in cui scorrere. La morte di Ingmar Bergman, la vigilia del ‘Festival del Cinema di Venezia’, l’avvio della prossima stagione cinematografica con le prossime uscite al botteghino, tutto sembra intrecciarsi in un medesimo punto che ha per riferimento il cinema che verrà. Nell’era del digitale sono state abbattute molte ‘barriere all’ingresso’ del mondo dei media e dell’editoria. Tutti cantanti, musicisti e registi. Potenzialmente l’affermazione ha del vero, resta da chiarire quale ruolo continui a giocare la qualità in tutto ciò.
Nello stesso tempo questa illimitata possibilità di connettersi agli altri e al mondo rende sempre più fertile l’impulso creativo che spinge gli artisti all’atto del creare. Esperienze ed esperimenti si sommano costantemente nel tentativo di ridefinire la ‘geografia del possibile’, cercando di individuarne i nuovi confini. Questo tentativo è già una trama, quella di un nuovo film, quella di un ‘nuovo Bergman’ che non ha ancora esaurito, dopo la sua scomparsa, di interrogarsi sul mondo in cui viviamo e sulla vita che viviamo.
Comincia da questo punto, esattamente da questo punto la storia. Correrà parallela agli eventi del Festival veneziano. Una trama di fantasia per cercare di capire dove ci possano effettivamente spingere le nuove linee della ‘geografia del possibile’.
- E’ una storia fatta di tags quella che sembra cominciare. Fatta di parole che determinano inspiegabilmente connessioni. Concetti. Costruzioni semantiche da interpretare continuamente alla luce degli eventi. Parole dette come strofe di universi. Parole. Le cercava nella telecamera, le trovava attraverso la telecamera. Un estensione neurale che connetteva la lettere alle immagini e le immagini alle lettere. Un senso.
Cercarlo nei suoni e nelle rime e riconfigurarlo sulla carta delle immagini in movimento digitale. Una struttura di produzione pronta. Una videocamera, un cavo di connessione al PC, un collegamento a banda larga. Tutti adesso possono tutto. Non tutti però posseggono la fantasia. Quella ce l’hai dentro o non ce l’hai. E non tutti riescono a linkare le inquadrature della vita con le parole dette prima di girare un altro ciak.
Nella testa intuizioni. Pilotarle correttamente. Pettinarle, seguirle fino alla loro uscita nel mondo del reale. Il possibile che diventa reale e il reale che diventa impossibile. Accendere una telecamera e cercare un senso. Questo continuava a cercare tra le parole che gli giravano intorno.