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‘WIKINOMICS’ RACCONTA GLI ‘INNOVATION RELAY CENTER’.


“Louis Pasteur, chimico e microbiologo della fine dell’Ottocento, affermò con un’espressione passata alla storia che «il caso aiuta le menti preparate». Si potrebbe dire lo stesso dell’innovazione. Le imprese si trovano ad affrontare ogni giorno dilemmi spinosi, per ciascuno dei quali esiste al mondo una sola persona dotata della giusta miscela di teoria ed esperienza per risolverlo. Il problema è che queste “menti preparate” possono essere un’illusione, come il proverbiale ago nel pagliaio. Oggi, tuttavia, c’è un nuovo mercato di idee, innovazioni e menti dotate delle competenze più ricercate che sta cambiando le regole del gioco”. E’ questo l’incipit del capitolo dedicato in ‘Wikinomics’ a ‘Le ideagorà’. Nel libro di Don Tapscott e Anthony Williams (ed. ETAS-Rizzoli, 2007) questi marketplace virtuali per lo scambio di competenze sono trattati come una delle tante facce della “collaborazione di massa” che sta cambiando il mondo.

“Nella storia del business, le grandi imprese si sono sempre organizzate in base a una rigida struttura gerarchica. Ciascuno era subordinato a qualcun altro”. Questa rigida organizzazione non sarebbe più plausibile nell’era della wikinomics. “Milioni dei patiti dei media, oggi, fanno ricorso al blog, ai wiki, alle chat e al personal broadcasting per aggiungere la propria voce a un flusso continuo di dialoghi e dibattiti chiamati «blogosfera»”. I clienti si trasformano, insomma, da ‘consumer’ in ‘prosumer’, collaborando alla creazione di beni e servizi invece di limitarsi a consumare il prodotto finito. La rivoluzione annunciata non riguarda ovviamente solo il lato business to consumer, ma riguarda anche quello business to business. Le imprese, infatti, possono trarre nuova linfa per la loro competitività da un restyling del loro rapporto con i fornitori e con i vari centri di ricerca presenti sul territorio.

E’ un dato acquisito solo di recente, ma assolutamente ovvio, quello che mette in diretto collegamento il livello di innovazione di un’impresa rispetto al know-how a sua disposizione. Solo negli ultimi anni ’90 si è preso pienamente coscienza di ciò. E’ partita da queste semplice considerazione la valorizzazione della funzione ‘ricerca e sviluppo’ e del rapporto con i centri di ricerca universitari. All’interno di questo quadro che si viene a collocare l’impegno di molti enti e di molte organizzazioni che fanno di mestiere i ‘facilitatori dell’innovazione’. Essenziale l’apporto dato a tutte queste attività dall’Unione Europea tramite i suoi ‘programmi quadro’. Il VII è l’ultimo in ordine temporale, figlio di una storia lunga quasi più di venti anni.

Tra le soluzioni pensate per rendere più immediato il passaggio di risorse e competenze dal mondo della ricerca a quello dell’impresa ci sono sicuramente gli Innovation Relay Center. Sono uno dei tanti ‘market place’ virtuali all’interno dei quali sono in circolazione idee, innovazioni e intelletti qualificati. Tramite essi, come tramite Innocentive e yet2.com, le aziende possono trovare ‘menti preparate’, quelle in grado, cioè, di rispondere alle esigenze di innovazione che si palesano giorno per giorno nel corso del cammino di queste aziende. “L’impostazione canonica dominante sul fronte dell’innovazione prevede che sia meglio sviluppare e commercializzare le idee entro i confini di un’entità chiusa”. Funzionò così, sottolineano Tapscott e Williams, l’ìnnovazione per la maggior parte del XX secolo. Le imprese operavano al proprio interno per trasformare le invenzioni scientifiche più recenti in prodotti desiderati dal mercato. Accadeva raramente che cercassero all’esterno nuove idee per nuovi prodotti.

Nell’era della collaborazione di massa le nuove tecnologie e le competenze possono essere cercate nei market place virtuali dell’economia della conoscenza. “Esistono due tipi principali di Ideagorà: quelle che propongono una serie di soluzioni in cerca di un problema e quelle che propongono una serie di problemi in cerca di soluzione”. Gli Innovation Relay Center raggruppano entrambe queste esigenze. E’ infatti un ‘mercato’ per lo scambio di Offerte e di Richieste di tecnologia. All’interno di questa ‘piazza affari’ dell’innovazione c’è chi vende e chi compra know-how. La materia prima dello scambio, l’innovazione stessa, è reperita direttamente sul mercato dai vari addetti di questa ‘agorà virtuale’. Le offerte e le richieste arrivano direttamente sulla e-mail dei vari responsabili degli IRC. E’ poi nel continuo contatto con le aziende clienti che può nascere lo spunto per nuovo proposte o domande di tecnologia da inserire in rete.

E’ con il IV Programma Quadro, e poi con gli altri venuti dopo, che la Commissione Europea si è fatta promotrice di una serie di iniziative a favore dell’innovazione e del cambiamento tecnologico. L’Innovation Relay Center in questo quadro fu creato per promuovere ed incoraggiare lo scambio di tecnologia oltre le frontiere nazionali al fine di garantire un flusso costante di soluzioni innovative da e verso le imprese dei paesi membri. Sono in tutto 79 gli IRC presenti all’interno dei 25 paesi comunitari. La Toscana e l’Umbria hanno il loro IRC. RECITAL, infatti, raggruppa il Consorzio Pisa Ricerche, coordinatore dell’IRC tosco-umbro, Umbria Innovazione, Etruria Innovazione e Firenze Tecnologia. La rete di RECITAL è in grado di supportare l’intera catena del valore del trasferimento tecnologico, identificando la migliore tempistica per l’introduzione delle nuove tecnologie, i modi per la sua acquisizione, analizzando anche i costi e i benefici legati al suo acquisto.

Numerose le iniziative organizzate per rendere le aziende sempre più sensibili verso la missione degli IRC. Un profilo completo di tutte le attività possibili tramite la rete comunitaria per il trasferimento tecnologico è ricavabile navigando su http://www.innovationrelay.net. Si va dalla pubblicazione delle Offerte e delle Richieste di tecnologia, alla redazione di articoli esplicativi delle stesse, dalla creazione di mailing list tematiche, alla organizzazioni di ‘brokerage event’ per la diffusione delle innovazioni e per lo scambio di esperienze tra le aziende intervenute, dalla iscrizione nell’Automatic Matching Tool (AMT) per ricevere automaticamente le news che più interessano, alla conclusione di accordi di trasferimento tecnologico tra aziende ed enti di ricerca. Spetta ai vari punti IRC sparsi sul territorio comunitario dare libero sfogo alla fantasia per trovare le vie migliori per la promozione di questo servizio.

Gli IRC, secondo Wikinomics, sono una delle tante Ideagorà che possono mettere le aziende in grado essere veramente competitive. “L’approccio all’innovazione basato sulla chiusura e sull’integrazione verticale che le imprese hanno adottato per svariate generazioni richiedeva un set di capacità ben definito”. “Grazie all’affermazione delle ideagorà globali, le imprese possono cogliere una gamma più ampia di possibilità strategiche. Possono scegliere di acquisire le idee e le tecnologie all’esterno invece di svilupparle internamente, oppure di cedere la licenza di utilizzo delle proprie tecnologie invece di (od oltre a) commercializzare i prodotti”. Un opportunità che gli IRC offrono gratuitamente alle imprese, scommettendo sul loro costante sviluppo.



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